Embrione sbagliato al San Paolo, il caso si allarga: verifiche su 25 coppie. L’Asl: “Nessuno scambio”

Una bambina che, secondo gli esami del Dna riferiti ai genitori, non sarebbe biologicamente loro. Cinque embrioni dei quali la coppia chiede di conoscere con certezza la sorte. E ora altre famiglie che temono di essere state coinvolte nello stesso errore.

Il caso del Centro di Procreazione medicalmente assistita dell’ospedale San Paolo di Napoli si allarga. Sarebbero 25 le coppie trattate nello stesso periodo in cui alla donna di 36 anni sarebbe stato impiantato un embrione non appartenente a lei e al marito.

A riportare i particolari è la Repubblica, sulla base degli elementi emersi durante l’ispezione congiunta condotta a fine luglio 2025 dal Centro nazionale trapianti e dal ministero della Salute.

L’Asl Napoli 1 Centro respinge però la ricostruzione più grave: “Non vi è stato scambio di embrioni”. Sull’accaduto indagano la Procura di Napoli e i carabinieri del Nas.

L’errore emerso dopo il test del Dna

La bambina è nata nel giugno 2025 e ha già compiuto un anno. Dopo la nascita, secondo quanto riferito dai genitori, gli esami genetici avrebbero escluso un legame biologico con entrambi.

L’ipotesi prospettata alla coppia sarebbe quella di un errore nel nome riportato sull’etichetta della provetta contenente l’embrione successivamente scongelato e impiantato. Una ricostruzione ancora priva di una spiegazione definitiva e sulla quale sono in corso gli accertamenti.

I genitori presentarono un esposto attraverso gli avvocati Maria De Fenza e Mattia Liguori. A più di un anno dai fatti si sono affidati al legale Francesco Petruzzi, con una domanda precisa: che fine hanno fatto gli altri cinque embrioni conservati presso il centro napoletano?

L’ispezione e le criticità nel centro

Secondo quanto riferito da Repubblica, l’ispezione avrebbe fatto emergere carenze nella gestione dei dati ed errori nelle trascrizioni, delineando una situazione giudicata “fuori controllo”.

Uno degli archivi digitali della Procreazione medicalmente assistita sarebbe risultato accessibile soltanto attraverso una password conosciuta da un medico che non lavorava più al San Paolo.

Elementi sui quali stanno indagando i carabinieri del Nas di Napoli, guidati dal colonnello Alessandro Cisternino. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dalla sostituta procuratrice Stella Castaldo. L’ipotesi di reato è quella di lesioni colpose.

Un’altra coppia chiede chiarezza

Tra le 25 coppie trattate nel periodo preso in esame, una compatibile con il gruppo sanguigno della bambina si è rivolta allo stesso avvocato dei genitori.

Anche questi coniugi chiedono di sapere che cosa sia accaduto alle proprie blastocisti.

“Da un anno chiediamo informazioni sui nostri embrioni e non abbiamo risposta”, afferma il marito, un imprenditore di 49 anni.

“Mia moglie ripete che potrebbe essere figlia nostra. Per quanto mi riguarda non toglierei mai la bambina alla donna che l’ha tenuta in grembo e partorita. Ma vogliamo chiarezza”.

La replica dell’Asl: “Non vi è stato scambio di embrioni”

L’Asl Napoli 1 Centro contesta la definizione di “scambio di embrioni” e ricorda di avere attivato le procedure interne e giudiziarie subito dopo la segnalazione del direttore dell’Unità di Ostetricia e Ginecologia.

L’azienda sanitaria riferisce di avere segnalato l’evento avverso agli organismi regionali e nazionali competenti, avviato un audit clinico e istituito un gruppo ispettivo multidisciplinare. Le attività del centro furono sospese e il caso venne segnalato alla Procura attraverso i carabinieri del Nas. L’Asl si considera parte lesa nella vicenda.

Secondo l’azienda, nei mesi successivi tutte le coppie interessate sarebbero state informate della sospensione e sarebbe stata fornita risposta alle singole richieste ricevute.

Centro ristrutturato, attività in ripresa

Dopo l’emersione delle criticità, l’Asl afferma di avere avviato il censimento e la riorganizzazione dei campioni, oltre al percorso necessario per ottenere nuovamente tutte le autorizzazioni.

È stato inoltre istituito un comitato tecnico multidisciplinare composto da esperti esterni, con il compito di seguire gli interventi e facilitare i rapporti con le coppie.

Il centro è stato ristrutturato sotto il profilo organizzativo, tecnologico e strutturale. Sono state acquistate nuove apparecchiature per la criobanca e per il laboratorio di seminologia ed embriologia, individuati nuovi responsabili clinici e biologici e pianificate attività di formazione.

Dalla prima settimana di agosto è ripresa l’attività ambulatoriale. Per il ritorno alla piena operatività si attendono soltanto le ultime certificazioni, dopo le visite di controllo già effettuate.

L’Asl ribadisce di avere collaborato con gli inquirenti e conferma la propria fiducia nel lavoro della magistratura.