Epatite A a Napoli, l’allarme: scarichi in mare e sistema fognario sotto accusa

Crescono i casi in Campania, Gaiola Onlus denuncia criticità strutturali nelle acque reflue. I mitilicoltori: “Produzioni controllate, il rischio è l’abusivismo”.

L’aumento dei casi di epatite A a Napoli riporta al centro dell’attenzione un tema che da anni resta irrisolto: la gestione delle acque reflue e la qualità del mare lungo la costa cittadina.

A rilanciare l’allarme è l’Area marina protetta Gaiola Onlus, che collega le criticità sanitarie registrate nelle ultime settimane a problemi strutturali del sistema fognario, esprimendo al tempo stesso solidarietà ai mitilicoltori campani.

Secondo l’associazione, in caso di piogge intense la rete fognaria — ancora in gran parte a sistema misto — scarica direttamente in mare acque reflue attraverso i bypass presenti nelle aree di Coroglio e Cala Badessa. Si tratta di flussi che possono raggiungere portate molto elevate e che, a seconda delle condizioni meteo e delle correnti, si diffondono lungo l’intera fascia costiera napoletana e flegrea.

Un fenomeno che, sottolinea Gaiola Onlus, sarebbe in crescita anche per effetto dei cambiamenti climatici, con piogge più frequenti e intense. Dall’inizio dell’inverno si sarebbero registrati circa 75 episodi di sversamento, con impatti non solo sugli ecosistemi marini ma anche sul piano sanitario, considerando il legame tra qualità delle acque e risorse ittiche destinate al consumo.

Particolarmente delicata la situazione della mitilicoltura. I mitili, come il Mytilus galloprovincialis, sono organismi filtratori e possono trattenere batteri e virus presenti nell’ambiente. Per questo, secondo l’associazione, è necessario intervenire in modo strutturale sul sistema fognario, mentre viene criticato il progetto previsto per l’area di Bagnoli che ipotizza un incremento degli scarichi in mare.

Dal fronte produttivo, però, arriva una posizione netta. Unci AgroAlimentare ribadisce che gli allevamenti campani sono sottoposti a controlli rigorosi da parte delle Asl e inseriti nei registri ufficiali dell’acquacoltura. Il vero rischio per i consumatori, secondo l’associazione, sarebbe piuttosto rappresentato dalla vendita abusiva di prodotti non tracciati e privi di garanzie sanitarie.

Intanto, sul piano sanitario, la situazione è sotto osservazione. All’ospedale Cotugno di Napoli sono circa 70 i pazienti ricoverati per epatite A, con altri casi in fase di valutazione al pronto soccorso. Le condizioni cliniche, fanno sapere dall’Asl, non destano particolare preoccupazione, ma il monitoraggio resta costante.

Il punto, ora, è capire se l’emergenza sanitaria possa trasformarsi in un’occasione per affrontare in modo definitivo un problema strutturale. Perché il mare, a Napoli, non è solo una risorsa ambientale. È una questione di salute pubblica.