Epatite A, l’ombra dei mitili abusivi: così il focolaio scuote la filiera campana

L’ipotesi è che il contagio sia partito da un prodotto allevato in acque non classificate. Sotto accusa la vendita di mitili senza autorizzazioni né controlli: un rischio per la salute pubblica e un danno pesante per il comparto regolare.

Il focolaio di epatite A riporta al centro una questione che in Campania riguarda insieme salute, legalità e lavoro. L’ipotesi indicata è che l’origine del contagio possa essere legata a un prodotto allevato in acque non classificate, dunque fuori dai circuiti di controllo e tracciabilità che dovrebbero garantire sicurezza ai consumatori.

Sotto osservazione finisce così il commercio abusivo di mitili, venduti senza autorizzazioni né verifiche sanitarie. Ed è proprio questo il punto più delicato del caso: quando il prodotto esce dalla filiera regolare, il rischio non riguarda soltanto chi acquista, ma si allarga a tutto il mercato, colpendo anche chi lavora nel rispetto delle regole. La stessa Tgr Campania parla di “danni enormi per la filiera regolare e trasparente”.

Il tema, dunque, non è solo l’emergenza sanitaria. È anche la fragilità di un settore che si trova a pagare il prezzo dell’illegalità. Per i produttori onesti, infatti, un episodio del genere significa dover difendere insieme la sicurezza del proprio lavoro e la fiducia dei consumatori, mentre il mercato sommerso continua a prosperare proprio nell’assenza di controlli.

Il punto decisivo, ora, è distinguere con precisione tra filiera certificata e circuito abusivo. Perché il rischio peggiore, oltre al contagio, è che si produca una sfiducia indiscriminata verso tutto il settore. E invece la vera linea di confine passa tra chi opera con tracciabilità e controlli e chi immette sul mercato merce fuori da ogni perimetro di sicurezza.