Epica Vanvitelliana 2026: la ciclostorica che toglie la fretta al ciclismo

di Silver Mele

Presentata a San Leucio l’edizione 2026 della ciclostorica casertana: tre percorsi tra la Reggia di Caserta e l’Acquedotto Carolino, bici d’epoca e un’idea chiara — riscoprire la fatica, la tecnica e la memoria del ciclismo di una volta

Le immagini sono quelle di un ciclismo che non ha fretta, fatto di acciaio, strade bianche e memoria. A San Leucio si sono alzati i veli sull’edizione 2026 dell’Epica Vanvitelliana, la ciclostorica che attraversa il cuore del territorio casertano trasformando la pedalata in racconto.

La presentazione, ospitata dalla Pro Loco, ha confermato la crescita di un evento che unisce sport e identità. Non una gara, ma un’esperienza: biciclette costruite prima del 1987, leve del cambio sul telaio, fili dei freni esterni, abbigliamento d’epoca. Un ritorno consapevole a un ciclismo essenziale, dove il gesto tecnico è semplice ma la fatica resta autentica.

Tre i percorsi disegnati per l’edizione del 24 maggio, da 40, 62 e 94 chilometri, con partenza e arrivo al Belvedere di San Leucio. Da lì, il passaggio dentro la Reggia di Caserta, lungo l’asse monumentale fino alla fontana di Diana e Atteone, poi i borghi, le soste, e uno dei momenti più iconici: l’attraversamento dell’Acquedotto Carolino, simbolo dell’ingegneria borbonica.

È un percorso tecnico nella sua semplicità: chilometraggi accessibili ma continui cambi di ritmo, tratti ondulati, gestione delle energie. Non conta la velocità, ma la capacità di stare dentro la distanza, proprio come nel ciclismo di un tempo.

Accanto alla corsa, anche il racconto. Durante la presentazione è stata inaugurata la mostra dedicata ad Alberto Marzaioli, il gregario che seppe conquistare la fiducia di Gino Bartali. Una figura che restituisce il senso profondo dell’evento: dedizione, lavoro, spirito di squadra.

L’Epica Vanvitelliana si conferma così qualcosa di più di una pedalata: è un modo diverso di attraversare il territorio, lento ma consapevole, dove ogni chilometro aggiunge un dettaglio e ogni sosta diventa parte del viaggio. Un ciclismo che guarda indietro per dare valore al presente.