Tangenti imposte alle imprese impegnate nei lavori pubblici, con una percentuale fissata sugli importi degli appalti.
È questo uno degli elementi emersi dall’indagine che ha portato all’alba di oggi al fermo di quattro persone da parte dei carabinieri del Comando provinciale di Avellino. Tra loro c’è Fiore Graziano, ritenuto dagli investigatori uno dei capi del clan camorristico storicamente radicato a Quindici, nel Vallo di Lauro.
L’indagine
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e condotta sotto la direzione del pm antimafia Henry John Woodcock, avrebbe fatto emergere una fase di riorganizzazione del gruppo criminale dopo le inchieste e gli arresti degli ultimi anni.
Le contestazioni riguardano estorsioni consumate o tentate a partire dal febbraio scorso ai danni di diverse aziende, soprattutto del settore edilizio, impegnate in lavori nel territorio di Quindici e negli altri comuni del Vallo di Lauro.
La ricostruzione
Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori c’è quello relativo a un appalto da 520mila euro per interventi di messa in sicurezza idrogeologica nel Comune di Pago del Vallo di Lauro. Secondo l’accusa, Graziano, attraverso un imprenditore anch’egli fermato nell’ambito dell’operazione, avrebbe imposto a una ditta subappaltatrice il pagamento di una tangente pari al 5 per cento dell’importo dei lavori.
Un altro episodio riguarda invece gli interventi sulla rete idrica del Vallo di Lauro. Anche in questo caso gli investigatori stanno ricostruendo le modalità con cui sarebbero state esercitate le presunte pressioni sulle imprese.
Oltre a Graziano e all’imprenditore, nel blitz sono stati fermati altri due giovani, entrambi incensurati. Per tutti le accuse sono, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata.
Per Fiore Graziano si tratta di un ritorno in carcere. Era stato scarcerato nell’ottobre del 2025 dopo aver scontato una condanna a sette anni e otto mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso.











