di Silver Mele
Per tre anni è stata una delle strutture più moderne del Sud Italia e un punto di riferimento per centinaia di appassionati. Ora l’Euroindoor chiude i battenti. Non per mancanza di pubblico o di idee, ma per una vicenda che lascia soprattutto un sentimento diffuso: l’amarezza di vedere spegnersi un progetto sportivo che aveva dimostrato quanto lo sport possa creare comunità.
Ci sono luoghi che nascono per essere semplici strutture sportive e finiscono per diventare qualcosa di più. Spazi in cui lo sport smette di essere soltanto competizione o allenamento e diventa incontro, abitudine, amicizia.
Per tre anni l’Euroindoor di Caserta è stato esattamente questo.
Un progetto nato dall’idea di due giovani imprenditori, Carmine Pappagallo e Javier Roman Ponce, che avevano deciso di guardare lontano, alla Spagna – la patria del padel moderno – per immaginare un modello diverso di club sportivo anche in Italia. Non un semplice circolo con qualche campo, ma una struttura pensata per offrire un’esperienza completa.
Il risultato fu un centro avveniristico per il territorio: oltre quattromila metri quadrati coperti, sette campi indoor climatizzati, spogliatoi curati nei dettagli, servizi tecnici e sanitari, spazi dedicati a eventi, coworking e attività collaterali. Un luogo concepito per vivere lo sport a trecentosessanta gradi.
Quando aprì i battenti, il 15 settembre di tre anni fa, la risposta del pubblico fu immediata. Nelle prime ore si registrarono già decine di prenotazioni. Nel giro di pochi mesi centinaia di persone avevano calcato quei campi.
Caserta scopriva un nuovo modo di giocare a padel.
Un club, ma soprattutto una comunità
Col tempo l’Euroindoor era diventato molto più di una struttura sportiva.
Era il posto dove ci si incontrava dopo il lavoro, dove nascevano tornei spontanei e rivalità bonarie, dove chi muoveva i primi passi trovava qualcuno disposto a insegnare. Un punto di aggregazione in cui convivevano generazioni diverse: ragazzi, professionisti, famiglie intere che si avvicinavano a uno sport sempre più popolare.
Era, soprattutto, un luogo dove si costruivano relazioni.
“Siamo riusciti a creare un luogo di svago e di divertimento per tutti gli appassionati”, racconta oggi il presidente Carmine Pappagallo, con parole che tradiscono un’emozione difficile da nascondere.
“Tantissime persone di tutte le fasce d’età si sono avvicinate a questo sport grazie al comfort e alla qualità della nostra struttura, ma ancora di più per la dedizione delle persone che ci hanno lavorato”.
Tre anni vissuti intensamente, con uno staff che ha lavorato “sempre attento alla soddisfazione del cliente”, anche se – come sottolinea lo stesso Pappagallo – la parola cliente non rende fino in fondo ciò che si era creato.
“Per noi non erano clienti: erano amici. Persone con cui condividevamo tante ore al giorno. Era diventata una grande famiglia”.
Il giorno in cui Caserta divenne capitale del padel
Tra le tante immagini che restano di questa avventura ce n’è una che, forse più di tutte, racconta cosa fosse diventato l’Euroindoor.
Giugno 2025. Sugli spalti un pubblico numeroso e appassionato, un’atmosfera da grande evento. In campo si gioca l’Open da 10 mila euro che aveva attirato a Caserta alcuni dei migliori interpreti del circuito.
La finale vedeva protagonisti i giovani Santino Giuliani e Fabian Oviedo Berazategui, teste di serie numero uno, contro la coppia italo-argentina formata da Martin Iriart e Mauro Salandro.
Fu una partita intensa, combattuta, vinta da Giuliani e Oviedo Berazategui in tre set: 6-4, 4-6, 6-2.
Per una sera Caserta era diventata una piccola capitale del padel nazionale.
E l’Euroindoor il suo palcoscenico.
La fine inattesa
Oggi quella storia si chiude.
Non per mancanza di pubblico, né per la difficoltà di sostenere economicamente il progetto. Le ragioni sono legate a una complessa vicenda contrattuale che ha coinvolto la struttura che ospitava il centro sportivo.
Euroindoor, che operava come società sportiva subaffittuaria, si è trovata coinvolta in uno sfratto esecutivo legato alla morosità della precedente gestione del capannone.
Nei mesi scorsi si è tentato di trovare una soluzione per proseguire l’attività.
“Abbiamo provato in tutti i modi a spiegare alla proprietà che eravamo pronti a pagare ciò che altri non avevano onorato pur di portare avanti il progetto”, spiega Pappagallo.
“Per sette mesi abbiamo cercato un accordo, ma purtroppo non è stato possibile trovarlo”.
Il risultato è stato un epilogo doloroso.
“Costringere, tramite le forze dell’ordine, all’allontanamento da tutto ciò che avevamo costruito è stato un dolore enorme”, racconta il presidente.
L’amarezza di chi ha costruito
In queste ore, nelle parole di chi ha vissuto dall’interno l’esperienza dell’Euroindoor, emerge soprattutto una sensazione: quella di un progetto finito troppo presto.
“Un’avventura che lascia nella nostra testa e nei nostri cuori un ricordo indelebile”, dice Pappagallo, ringraziando collaboratori e frequentatori del club.
E proprio a loro rivolge il pensiero più sentito.
“A tutte le persone che ci hanno sostenuto in questi tre anni va il mio abbraccio più forte. Senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile”.
La difficoltà di fare sport
La vicenda dell’Euroindoor racconta qualcosa che va oltre il destino di un singolo centro sportivo.
Racconta quanto sia difficile costruire progetti imprenditoriali nel mondo dello sport, soprattutto nel Sud Italia. Strutture moderne, investimenti importanti, entusiasmo e visione spesso non bastano da soli.
Servono contesti favorevoli, stabilità, collaborazione.
Quando questi elementi mancano, anche le esperienze più virtuose rischiano di spegnersi.
Ciò che resta
L’Euroindoor chiude dopo tre anni.
Ma ciò che resta non sono soltanto i campi spenti e le luci che si abbassano.
Restano le partite serali, le risate negli spogliatoi, le amicizie nate tra una volée e un rovescio. Restano i tornei, le emozioni condivise, la sensazione – per chi lo ha frequentato – di aver fatto parte di qualcosa.
Perché certi luoghi, anche quando finiscono, continuano a vivere nella memoria di chi li ha abitati.
E per tre anni, a Caserta, l’Euroindoor è stato molto più di un club sportivo.
È stato un piccolo mondo costruito attorno a una passione.












