I prezzi medi del gasolio viaggiano spediti in tutta Italia verso la soglia di 2,1 euro al litro e “a questo ritmo tra soli 4 giorni lo sconto sulle accise disposto dal governo sarà del tutto annullato dagli aumenti dei listini alla pompa, con i prezzi che, nonostante la minore tassazione, torneranno ai livelli pre-decreto”. È quanto denuncia il Codacons.
Ma non è tutto, perché la situazione diventerà sempre più insostenibile: i rifornimenti che arrivano via mare dal Golfo Persico sono precedenti alla chiusura dello Stretto di Hormuz per la guerra in atto. Le previsioni di chi si occupa di energia prevedono che il blocco non consentirà più l’arrivo, in Europa e in Italia, di altri rifornimenti di gas liquido e prodotti petroliferi.
Tutto ciò aumenterà i costi di produzione e trasporto e quindi i prezzi al dettaglio. Ad esempio, un rifornimento di prodotti alimentari, che vengono distribuiti con trasporto su gomma, vedrà salire a dismisura i costi. Quindi il sovrapprezzo sarà scaricato sulla vendita al dettaglio. Ovviamente non aumenteranno solo i carburanti, ma, per essere più chiari, anche un’insalata.
Secondo l’associazione di difesa dei consumatori il vero allarme è che, al termine della misura fiscale di riduzione delle accise, che varrà solo per 20 giorni, e con l’applicazione delle accise normali, “il prezzo medio del gasolio, se i rialzi proseguiranno a questa velocità, schizzerà sopra i 2,5 euro al litro in tutta Italia”.
Circa un quinto delle spedizioni mondiali di gas naturale liquefatto (GNL) è stato inoltre interrotto, con effetti a catena su diverse materie prime. I fertilizzanti, prodotti proprio a partire dal gas, stanno registrando rincari marcati, alimentando timori di future carenze alimentari. Anche lo zolfo, sottoprodotto della raffinazione petrolifera, è diventato più costoso, con ripercussioni indirette sul mercato del rame.
Di Alessandra Martino.











