Giù la roccaforte della camorra: Palazzo Fienga pronto a sparire

Domani a Torre Annunziata le ruspe non abbatteranno solo cemento e muri: faranno crollare un simbolo. Quello di Palazzo Fienga, storica roccaforte del clan Gionta, per decenni considerata una delle “case del potere” della criminalità organizzata sul territorio.

Un edificio che non è stato soltanto architettura, ma dominio. Tra quelle stanze si decidevano equilibri criminali, si imponevano estorsioni, si consolidava il controllo sul territorio. Oggi, quel luogo che ha rappresentato paura e omertà sta per essere cancellato dalla mappa della città.

Domani il grande giorno

La cerimonia di avvio della demolizione vedrà la presenza del vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, insieme al prefetto Michele di Bari e al procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo. Un segnale forte dello Stato che sceglie di mostrarsi proprio lì, dove per anni lo Stato è stato sfidato.

Il progetto, finanziato con 12,3 milioni di euro, è chiaro: al posto della “roccaforte” nasceranno un parco urbano e una piazza della legalità. Un ribaltamento simbolico e urbanistico insieme, in un’area che oggi soffre ancora degrado e carenza di spazi pubblici.

Ma il peso di questa demolizione va oltre l’urbanistica. Perché Palazzo Fienga è stato uno dei luoghi-simbolo del potere camorristico oplontino, un edificio diventato sinonimo stesso di intimidazione. La sua cancellazione rappresenta un passaggio di rottura, una frattura netta con un passato che la città prova a lasciarsi alle spalle.

Un potere “incrollabile”

A sottolineare il valore umano e civile dell’operazione è anche Paolo Siani, fratello del giornalista Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra nel 1985 per le sue inchieste. Siani ricorda come quel palazzo fosse il simbolo di un potere “che sembrava incrollabile”, e come la sua demolizione rappresenti non solo una risposta dello Stato, ma anche una forma di riscatto per una comunità che ha pagato un prezzo altissimo.

Il cantiere è già entrato nella fase preliminare: bonifica dall’amianto, rimozione dei materiali pericolosi e distacco dei sottoservizi da parte di Enel e Open Fiber. Poi, tra circa un mese, sarà il turno dell’abbattimento vero e proprio affidato al Genio Militare.

Se la cronaca racconta la fine di un edificio, la storia racconta altro: la fine di un’epoca. Perché Palazzo Fienga non era solo un immobile confiscato, ma un messaggio di potere. E domani, sotto il rumore delle ruspe, quel messaggio verrà finalmente interrotto.