Giulia Tramontano, i giudici: “Veleno e ricerche online, indizi di premeditazione”

Le motivazioni della Suprema Corte sul caso Tramontano: per i giudici l’ipotesi di premeditazione non può essere esclusa e andrà rivalutata in Appello bis. Confermato l’ergastolo per Alessandro Impagnatiello

La decisione della Cassazione

Secondo la Corte di Cassazione, esistono elementi concreti che potrebbero dimostrare come il proposito omicidiario di Alessandro Impagnatiello nei confronti di Giulia Tramontano fosse maturato molti mesi prima del delitto.

Le motivazioni, depositate dopo la sentenza dello scorso aprile, hanno disposto un Appello bis limitato alla rivalutazione della premeditazione, pur lasciando invariata la condanna all’ergastolo.

Il veleno e le condotte precedenti

Nel ragionamento dei giudici, un ruolo centrale assume la somministrazione progressiva di veleno per topi iniziata già nel dicembre 2022.

Secondo la Suprema Corte, la Corte d’appello avrebbe sottovalutato questo elemento, insieme all’incremento delle dosi nell’ultimo periodo e alle ricerche online effettuate dall’imputato su sostanze tossiche e modalità di avvelenamento.

Tra gli indizi citati figurano anche interrogazioni su “veleni mortali” e informazioni su quantità necessarie per provocare la morte.

Il giorno del delitto

La Cassazione colloca inoltre l’insorgenza definitiva del proposito omicidiario nelle ore immediatamente precedenti al 27 maggio 2023.

In particolare, viene richiamato il momento in cui Impagnatiello venne a conoscenza dell’incontro tra la compagna e l’altra donna coinvolta nella relazione parallela, elemento che avrebbe accelerato la decisione di agire.

Il nodo della premeditazione

Il punto centrale della decisione riguarda proprio la premeditazione, esclusa in secondo grado ma ora nuovamente al centro del giudizio.

Per la Suprema Corte, la ricostruzione della Corte d’appello presenterebbe “fratture” logiche nella collocazione temporale della decisione omicidiaria, che non può essere ridotta alle sole ore immediatamente precedenti al delitto.

Da qui la decisione di rinviare il caso a un nuovo giudizio di secondo grado per una rivalutazione specifica di questo aspetto.

L’ergastolo resta definitivo

Nonostante il nuovo passaggio processuale, resta ferma la condanna all’ergastolo per Alessandro Impagnatiello, responsabile dell’omicidio della compagna incinta di sette mesi nella loro abitazione di Senago.

Il nuovo Appello bis dovrà ora stabilire esclusivamente se il delitto fu anche premeditato, alla luce dei principi indicati dalla Cassazione e dell’intero quadro probatorio.