Il referendum costituzionale sulla giustizia si chiude con la vittoria del No al 53% e un’affluenza al 58,93%. Il risultato diventa subito politico: il governo incassa la bocciatura, le opposizioni parlano di svolta e di “maggioranza alternativa”.
Si chiude con la vittoria del No il referendum costituzionale sulla giustizia. Secondo il live di Tgcom24, il fronte contrario alla riforma si impone con il 53%, mentre l’affluenza finale si attesta al 58,93%, dato molto alto per una consultazione referendaria e tanto più significativo perché si trattava di un referendum confermativo, dunque senza quorum.
Il verdetto delle urne ha un peso che va oltre il merito tecnico della riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati. Diventa immediatamente un fatto politico nazionale. Giorgia Meloni parla di “rammarico” per “un’occasione persa di modernizzare l’Italia”, ma assicura che il governo andrà avanti. Antonio Tajani riconosce il risultato dicendo che bisogna “inchinarsi alla volontà del popolo”, mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio si limita a prendere atto dell’esito.
Dall’altra parte, le opposizioni leggono il voto come un segnale pieno. Elly Schlein rivendica la vittoria sostenendo che “c’è già una maggioranza alternativa”, mentre Giuseppe Conte parla di “grande rimonta” e di “avviso di sfratto al governo”. Il referendum, insomma, finisce per trasformarsi in qualcosa di più di una consultazione su un passaggio ordinamentale: diventa una misurazione dei rapporti di forza e dello stato del consenso attorno all’esecutivo.
Anche la partecipazione rafforza questa lettura. Già nella giornata di domenica l’affluenza alle 23 era arrivata al 46,07%, con punte regionali molto alte, prima di salire fino al dato finale del 58,93%. Un coinvolgimento così ampio suggerisce che il voto non sia stato percepito dagli elettori come una materia per specialisti, ma come una scelta politica capace di toccare equilibri più vasti.
Il dato finale, quindi, consegna due messaggi. Il primo è istituzionale: la riforma viene respinta. Il secondo è politico: il governo esce indebolito da un passaggio che aveva un forte valore simbolico. Ed è proprio questo, più ancora del 53 a 47, il lascito immediato del referendum sulla giustizia.












