Gli antichi abitanti di Pompei “raccontano” l’eruzione: 22 calchi esposti nella palestra grande

di Oscar De Simone 

Un nuovo percorso visitabile a Pompei, da oggi nella palestra grande, è dedicato ai calchi ed ai reperti organici venuti fuori nel corso degli scavi. Lo ha inaugurato il ministro della cultura Alessandro Giuli insieme al direttore generale del Parco Gabriel Zuchtriegel che ha parlato di un “memoriale che racconta la fine di Pompei e delle sue vittime”. Proprio questo è l’aspetto che colpisce di più. Sono 22 i calchi impressi nelle ceneri del 79 d.C. e che furono bruciati dai materiali vulcanici o asfissiati dai gas emessi. Scappavano dalle loro case e rimasero intrappolate nella seconda fase dell’eruzione, dopo la caduta dei lapilli, in una nube ardente di cenere vulcanica, cosiddetta corrente piroclastica, che si solidificò intorno ai loro corpi. I calchi non sono dunque semplici reperti, ma testimonianze dirette di quella tragedia. Attraverso di essi, la scienza ci restituisce i volti, i gesti e l’umanità degli abitanti dell’antica Pompei