Droni iraniani colpiscono una raffineria in Kuwait, Israele annuncia un nuovo raid su Teheran. Meloni e Macron escludono un’apertura forzata dello Stretto di Hormuz e spingono per una gestione multilaterale della crisi.
L’escalation in Medio Oriente continua ad allargarsi e adesso investe in pieno anche il Golfo. Nelle ultime ore, secondo il live di Tgcom24 aggiornato nella mattina di venerdì 20 marzo 2026, nuovi droni iraniani hanno colpito la raffineria kuwaitiana di Mina Al-Ahmadi, mentre Israele ha annunciato una nuova ondata di raid su Teheran in risposta ai missili balistici lanciati dal regime iraniano.
Sul piano politico, da Bruxelles arriva una linea di prudenza. Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron hanno escluso l’ipotesi di un’apertura forzata dello Stretto di Hormuz, uno dei punti più sensibili per gli equilibri energetici e commerciali globali. L’orientamento condiviso è quello di valutare eventuali scorte navali solo in una fase successiva, e comunque dentro un quadro post-conflitto.
Più aperto, almeno nelle dichiarazioni riportate dal live, il cancelliere Friedrich Merz, che vede nella disponibilità di Donald Trump un possibile spiraglio per una de-escalation, a condizione però che l’Iran rinunci in modo definitivo al proprio programma nucleare.
Il punto, a questo stadio, è chiaro: il fronte militare si allarga, quello diplomatico prova a non saltare, ma la crisi ha già superato i confini dello scontro diretto tra Israele e Iran. E il nodo di Hormuz resta il vero termometro della tensione internazionale.












