di Italia Mele
Il Washington Post vince per la seconda volta in cinque anni il Premio Pulitzer e stavolta grazie agli articoli di Hannah Natanson esperta in giornalismo investigativo e politico.
Tra i Pulitzer 2026, il Washington Post ha ottenuto il riconoscimento più ambito, quello per il giornalismo per il bene pubblico, con la seguente motivazione:
“Aver squarciato il velo di segretezza che circonda la caotica riorganizzazione delle agenzie federali da parte dell’amministrazione Trump e per aver documentato con grande ricchezza di dettagli gli impatti umani dei tagli e le conseguenze per la Nazione”
Lo scorso gennaio l’Fbi aveva perquisito la casa della giornalista in Virginia.
Gli agenti federali sono entrati, mentre lei era nell’appartamento ed hanno sequestrato pc, telefono cellulare e uno smart watch.
L’indagine, secondo quanto si è appreso era sulla possibile condivisione di segreti governativi.
Gli investigatori avevano precisato che la Natanson non era indagata.
Un’azione che il Washington Post aveva definito “altamente insolita e aggressiva”.
Dopo l’annuncio dei Pulitzer, Natanson ha parlato in redazione ringraziando i funzionari pubblici che hanno rischiato tanto per confidarsi con lei e facendo riferimento alla battaglia legale sui suoi dispositivi ha aggiunto:
“Voglio che sappiate che la vostra fiducia è il più grande onore che riceverò mai. Noi al Post stiamo facendo tutto il possibile per proteggerla”.
La redazione ha sempre difeso la giornalista, ritenendo che Natanson sia finita nel mirino dell’amministrazione Trump e che quello che ha subito rappresenti un attacco alla libertà di stampa.












