Hormuz torna a infiammarsi: nave colpita da un proiettile, un morto. Erdogan: «Trump continui a trattare con l’Iran»

Il nuovo attacco a una nave commerciale riaccende l’allarme nello Stretto di Hormuz proprio mentre scade la tregua tra Washington e Teheran. Ankara prova a rilanciare la via diplomatica, ma sul mare la tensione torna a salire

Lo Stretto di Hormuz torna a essere il punto più pericoloso della crisi tra Stati Uniti e Iran. Una nave commerciale impegnata nell’attraversamento in uscita è stata colpita da un proiettile di origine non ancora identificata: l’impatto ha danneggiato la sala macchine e provocato la morte di un membro dell’equipaggio. L’allarme è stato lanciato dall’UKMTO, mentre la Guardia costiera dell’Oman sta prestando assistenza agli altri membri dell’equipaggio.

L’incidente arriva in un momento particolarmente delicato. La tregua prevista dal memorandum firmato a giugno è ormai scaduta senza che Stati Uniti e Iran siano riusciti a trasformare la sospensione delle ostilità in un accordo stabile. Washington e Teheran restano distanti proprio sulla sicurezza e sulla riapertura dello Stretto, passaggio strategico per il traffico energetico mondiale.

Erdogan tenta la carta della diplomazia

Mentre sul mare torna a parlare la forza, Ankara prova a riportare al centro il dialogo.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha avuto un colloquio telefonico con Donald Trump, invitando il presidente americano a proseguire i negoziati con Teheran per evitare un’ulteriore escalation. Erdoğan ha inoltre offerto il sostegno della Turchia agli sforzi diplomatici per arrivare a una nuova intesa e contribuire alla riapertura dello Stretto.

Una posizione che conferma il ruolo che Ankara sta cercando di ritagliarsi come interlocutore tra Washington, Teheran e gli altri attori regionali.

Hormuz, la miccia che può incendiare il mondo

Il problema è che ogni nuovo incidente nello Stretto rende più difficile la strada della diplomazia.

Hormuz non è un tratto di mare qualsiasi: è uno dei principali snodi attraverso cui passa l’energia mondiale. Per questo ogni nave colpita, ogni minaccia alla navigazione e ogni giorno di traffico ridotto producono conseguenze che vanno ben oltre il Medio Oriente, alimentando le tensioni sui mercati petroliferi e sull’economia internazionale.

E oggi arriva un segnale particolarmente inquietante: mentre Erdogan chiede a Trump di continuare a parlare con l’Iran, un’altra nave viene colpita e un uomo perde la vita.

È la contraddizione più drammatica di questa crisi: la diplomazia prova a riaprire una porta proprio mentre sul mare qualcuno continua a chiuderla con la forza.

La partita di Hormuz, dunque, è tutt’altro che finita.