Il bunker, la latitanza e la lista dei “100”: così è caduto Ciro Andolfi, volto storico della camorra di Barra

Era nascosto dietro i muri, non dietro il silenzio.
Dopo oltre due anni di latitanza, Ciro Andolfi, 48 anni, uno dei 100 ricercati più pericolosi d’Italia, è stato arrestato all’alba dai carabinieri a Barra, quartiere orientale di Napoli che per anni ha rappresentato il suo fortino criminale.

A tradirlo non è stata una fuga, ma un nascondiglio in muratura, ricavato all’interno di un appartamento apparentemente normale. Un bunker domestico, costruito per sparire senza andarsene davvero.

Un nome nella lista nera del Viminale

Ricercato dal 2022, Andolfi era destinatario di un ordine di carcerazione definitivo: deve scontare 8 anni, 3 mesi e 10 giorni di reclusione per associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo camorristico e corruzione. Reati che lo collocano ai vertici operativi del clan Andolfi-Cuccaro, attivo nel controllo criminale dell’area orientale del capoluogo.

La sua cattura è il risultato di una lunga e complessa attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, culminata in un blitz ad alto impatto del Comando Provinciale dei Carabinieri, con l’impiego di reparti specializzati.

Il blitz e la fine della fuga

I militari del Nucleo Investigativo lo hanno individuato durante una perquisizione mirata: dietro una parete, in uno spazio nascosto e strutturato, Andolfi si era costruito l’illusione dell’invisibilità. Un rifugio pensato per resistere nel tempo, non per scappare.

Ma il tempo, per i latitanti, prima o poi finisce.

Un segnale forte dello Stato

Con questo arresto salgono a 22 i latitanti catturati in un solo anno dal comando investigativo di Napoli. Un dato che pesa come un messaggio chiaro: la pressione sulle organizzazioni camorristiche non si allenta, nemmeno quando i nomi sembrano scomparsi.

Per Ciro Andolfi la latitanza è finita.
Per lo Stato, la caccia continua.