di Alessandra Martino
Un cuore danneggiato durante il trasporto, un trapianto che si trasforma in incubo, un bambino di appena due anni e quattro mesi che da oltre cinquanta giorni lotta attaccato a un macchinario. E ora uno scontro aperto tra medici, mentre la Procura indaga e la famiglia chiede una seconda possibilità.
Il piccolo è ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Monaldi di Napoli, dopo il trapianto effettuato il 23 dicembre con un organo risultato poi compromesso. La famiglia ha chiesto un parere all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma sulla possibilità di un nuovo intervento e sull’eventuale supporto di un’équipe specializzata dalla Capitale.
La risposta, però, non è stata quella sperata. “Secondo il Bambino Gesù non è più trapiantabile”, ha detto l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, intervenendo alla trasmissione Mi manda Raitre.
Ma dal Monaldi — struttura che fa capo all’Azienda Ospedaliera dei Colli — trapela una posizione diversa: il bambino resterebbe in lista trapianti e, secondo quanto riferito dal legale, ci sarebbero ancora le condizioni per tentare un nuovo intervento. Circostanza che l’azienda ospedaliera, ufficialmente, non commenta nel merito clinico.
Il viaggio dell’organo e l’ombra del ghiaccio secco
Intanto, l’inchiesta della Procura di Napoli prova a ricostruire ogni passaggio di quella giornata. Il cuore proveniva da Bolzano. Secondo una delle ipotesi investigative, l’équipe partita da Napoli non avrebbe avuto con sé il contenitore idoneo per il trasporto dell’organo.
Al centro dell’indagine c’è il recipiente utilizzato — già sequestrato — e soprattutto l’impiego di ghiaccio secco, a temperature molto inferiori rispetto a quelle previste per la conservazione degli organi. Sarebbe stato proprio il freddo estremo, secondo le prime ricostruzioni, a “bruciare” il cuore, compromettendone la funzionalità prima ancora dell’impianto.
La Procura ha aperto un fascicolo per lesioni colpose e omissioni in atti d’ufficio. Sei persone risultano iscritte nel registro degli indagati: medici e operatori coinvolti nella ricezione, nel trasporto e nell’intervento chirurgico. Parallelamente, il Ministero della Salute ha inviato ispettori sia a Napoli sia a Bolzano per accertare eventuali responsabilità disciplinari.
La madre: “Mio figlio è primo in lista”
“Ho sempre la speranza che mio figlio stia bene, che arrivi il cuore e che possa tornare a casa con noi”. Patrizia, la madre del piccolo, non si arrende. Dopo un incontro con i vertici del Monaldi ha ribadito che, secondo quanto comunicato, il bambino sarebbe al primo posto nella lista nazionale dei trapianti. “Spero che si faccia ancora di più, che arrivi immediatamente un cuore compatibile”.
Nel frattempo il servizio trapianti del Monaldi è stato sospeso, con ripercussioni che vanno ben oltre questo caso: parliamo di un centro di riferimento per tutto il Sud Italia.
Una corsa contro il tempo
Mentre le carte dell’inchiesta si accumulano e le versioni si confrontano, resta una sola priorità: trovare un cuore compatibile e capire se davvero il piccolo possa affrontare un nuovo intervento.
Tra perizie, ispezioni ministeriali e accertamenti tecnici, il tempo scorre. E per un bambino di due anni, il tempo non è un dettaglio: è tutto.
Il Cardinale Battaglia dalla famiglia
L’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, ha fatto visita all’ospedale Monaldi.
Si è trattato di un incontro privato con la mamma del piccolo, Patrizia, per esprimere vicinanza alla famiglia. Don Mimmo si è poi fermato in preghiera davanti al reparto.












