La seconda edizione di Al Faro Festival si apre con un successo di pubblico. Oltre cinquecento persone hanno partecipato alla serata inaugurale della rassegna che, fino ai prossimi appuntamenti, trasformerà il suggestivo Faro del Molo San Vincenzo in uno dei luoghi simbolo dell’estate culturale napoletana. Sotto la direzione artistica di Laura Valente, il festival dedica l’edizione 2026 al mare, raccontato come spazio di memoria, partenze, approdi, incontri e speranza
Alla serata inaugurale hanno preso parte il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, l’assessora al Turismo e alle Attività Produttive Teresa Armato, l’assessore regionale alla Cultura Ninni Cutaia, l’assessore comunale alla Transizione Digitale Valerio Di Pietro, l’europarlamentare Lucia Annunziata e il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Eike Schmidt.
«Il Faro è un luogo dell’anima per i napoletani», ha sottolineato Manfredi. «È il simbolo di una città capace di guardare oltre il proprio orizzonte senza perdere la sua identità. Vogliamo restituire sempre di più questo spazio alla città, trasformandolo in un luogo vivo, condiviso e aperto grazie alla cultura».
Al centro della prima serata lo spettacolo “El Mar De Dios”, firmato da Maurizio De Giovanni, che ha guidato il pubblico in un viaggio tra parole, musica e memoria prendendo spunto dal “gol del secolo” di Diego Armando Maradona, simbolo del legame profondo tra Napoli e l’Argentina.
«Noi non raccontiamo un mare qualsiasi, ma il Mediterraneo», ha spiegato lo scrittore. «Un mare che dovrebbe essere un ponte tra i popoli e che troppo spesso è diventato luogo di dolore e separazione. Dobbiamo restituirgli la sua vocazione naturale: quella dell’incontro, della cultura e dell’accoglienza».
Sul palco, insieme a De Giovanni, si sono esibiti Gloria Campaner al pianoforte, Mario Stefano Pietrodarchi al bandoneón, il soprano Nadezhda Nersterova e i danzatori del Balletto di Roma, in uno spettacolo che ha intrecciato le musiche di Gardel e Piazzolla con la tradizione napoletana. A impreziosire la serata anche l’intervento dell’artista Roxy in the Box, autrice dell’opera Maradona e della rilettura di due lavori iconici, San Gennaro e La Sirena, destinati ad accompagnare l’intera manifestazione.
Il pubblico è stato accolto anche dall’installazione partecipativa del poeta visivo Ivan Tresoldi, che ha trasformato il Molo San Vincenzo in un grande spazio collettivo attraverso un bosco di lettere unite da fili rossi, invitando cittadini e visitatori a lasciare un segno del proprio passaggio.
Per Teresa Armato il mare resta il cuore del progetto culturale. «È il mare che ha portato civiltà e culture a Napoli, ma anche quello da cui sono partiti migliaia di napoletani verso altri Paesi. Oggi continua a rappresentare speranza, soprattutto in un tempo attraversato da guerre e migrazioni. È questo il messaggio che il festival vuole consegnare alla città».
Dopo un debutto che ha richiamato oltre cinquecento spettatori, Al Faro Festival conferma così la propria ambizione: restituire ai napoletani uno dei luoghi più affascinanti e identitari della città, trasformandolo in un palcoscenico dove cultura, musica, arte e memoria dialogano con il mare, da sempre vero orizzonte di Napoli.











