di Silver Mele
Dopo venticinque anni la storica corsa rinasce per volontà della Regione Campania. Partenza dalla Reggia di Caserta, arrivo in piazza del Plebiscito, passando per i luoghi che hanno scritto la storia del ciclismo italiano. Zabatta: «Restituiamo ai campani una festa popolare»
La corsa che sembrava perduta torna a vivere
Per venticinque anni è rimasta soltanto un ricordo. Un nome capace di evocare fotografie in bianco e nero, strade gremite di gente, campioni che si sfidavano sulle salite più dure della Campania. Oggi quel ricordo torna realtà.
La Giunta regionale della Campania ha approvato la delibera che dà ufficialmente il via al Giro di Campania 2026, riportando nel calendario del grande ciclismo una delle corse più affascinanti e prestigiose della storia italiana. L’appuntamento è fissato per domenica 20 settembre: partenza dalla Reggia di Caserta, arrivo nel cuore di Napoli, in piazza del Plebiscito, dopo aver attraversato le province di Caserta, Benevento, Avellino, Salerno e Napoli, lungo un percorso che toccherà anche Agerola, teatro delle leggendarie imprese di Fausto Coppi.
Non è soltanto il ritorno di una corsa. È il ritorno di una parte dell’identità sportiva della Campania.
La Regione rilancia una corsa simbolo
La rinascita porta la firma dell’assessora regionale allo Sport Fiorella Zabatta, promotrice della delibera approvata dalla Giunta.
«Con il ritorno del Giro di Campania restituiamo alla nostra regione una manifestazione di grande prestigio, capace di portare lo sport direttamente nelle strade, tra le persone, senza bisogno di acquistare un biglietto. Il ciclismo è lo sport che arriva dai cittadini, passa davanti ai luoghi della vita quotidiana, trasformando quelle strade nel terreno della competizione e in una grande festa collettiva».
L’obiettivo è chiaro: trasformare il Giro di Campania in un appuntamento stabile del calendario nazionale, capace di promuovere il territorio, il turismo e le eccellenze della regione attraverso una manifestazione sportiva di alto livello.
Nei prossimi giorni partiranno i tavoli tecnici con Comuni, Province, Città Metropolitana, Federazione Ciclistica Italiana e Lega del Ciclismo Professionistico per definire il percorso definitivo e tutti gli aspetti organizzativi.
Una storia iniziata nel 1911
Il Giro di Campania non nasce oggi. La sua storia affonda le radici nel 1911, quando i giornalisti de Il Mattino idearono il Torneo Ciclistico della Campania.
Erano gli anni dei pionieri, delle biciclette pesanti come cancelli e delle strade sterrate. Dopo alterne vicende, la corsa entrò stabilmente nel calendario nazionale dal 1931, diventando negli anni Cinquanta e Sessanta una delle classiche più affascinanti del ciclismo italiano.
Il suo fascino era unico.
Circa 250 chilometri attraverso una Campania spettacolare: Napoli, il Vomero, Benevento, il Vesuvio, il Valico di Chiunzi, la Costiera Amalfitana, Salerno e il ritorno nel capoluogo partenopeo. Un percorso durissimo, fatto di salite leggendarie, discese mozzafiato e panorami che trasformavano la corsa in uno spettacolo.
Coppi, Bartali e le imprese impossibili
Su quelle strade si sono costruite pagine entrate nella leggenda.
Nel 1953 Fausto Coppi lasciò tutti alle spalle con una fuga memorabile di oltre cinquanta chilometri sulle montagne di Agerola, arrivando con quasi cinque minuti di vantaggio.
Ancora più incredibile fu l’impresa di Gino Bartali nel 1940: iniziò la sua cavalcata ai Cangiani, venticinque chilometri prima del traguardo, e arrivò da solo con quattro minuti di margine. Oggi quel tratto coincide con il trafficato quartiere del Rione Alto, dove immaginare una simile impresa sembra quasi impossibile.
Negli anni successivi il Giro di Campania continuò ad attirare il meglio del ciclismo internazionale.
Da Moser a Saronni, un albo d’oro da monumento
Nel 1977 il Giro di Campania arrivò perfino ad assegnare il titolo italiano professionisti, conquistato da Enrico Paolini, davanti a un giovane Francesco Moser, che avrebbe poi vinto due edizioni consecutive nel 1982 e nel 1983.
Anche Giuseppe Saronni firmò una doppietta, mentre nell’albo d’oro compaiono nomi che raccontano un’epoca: Italo Zilioli, Franco Bitossi, Roger De Vlaeminck, Franco Ballerini, Davide Cassani.
Poi il silenzio.
Lo stop del 1993, il breve ritorno nel 2000 con il successo di Dario Frigo e nel 2001 con la vittoria del russo Dmitrij Konyšev, prima di venticinque anni di assenza.
Fino a oggi.
Napoli e la Campania tornano al centro del grande ciclismo
Il ritorno del Giro di Campania si inserisce nel percorso che negli ultimi anni ha riportato il grande ciclismo sulle strade della regione.
«Come Città Metropolitana di Napoli abbiamo scelto di sostenere il Giro di Campania – ha spiegato il vicesindaco metropolitano Giuseppe Cirillo – riprendendo una manifestazione importantissima che era stata abbandonata. È il naturale proseguimento del lavoro svolto con il Giro d’Italia, che per cinque anni consecutivi ha fatto tappa a Napoli e in Campania, generando importanti ricadute economiche, turistiche e sportive».
Sulla stessa linea anche l’assessora allo Sport del Comune di Napoli Emanuela Ferrante, che ha sottolineato come l’arrivo in piazza del Plebiscito rappresenti un ulteriore tassello nel programma di Napoli Capitale Europea dello Sport 2026.
«Il Giro di Campania sarà un’altra perla che si aggiunge al calendario degli eventi internazionali della città e farà da apripista anche all’America’s Cup».
Il ritorno di una festa popolare
Per questo il Giro di Campania che tornerà il 20 settembre non sarà soltanto una gara.
Sarà il ritorno di una festa popolare che appartiene alla memoria collettiva della regione. La corsa che faceva uscire la gente di casa, che trasformava un bar di paese, una piazza o un tornante di montagna in tribune naturali. Quella che per decenni ha fatto sognare generazioni di campani seguendo le ruote di Coppi, Bartali, Moser e Saronni.
Venticinque anni dopo, quella storia torna a pedalare. E la Campania è pronta a riprendersi una delle sue pagine sportive più belle.












