Il Giro di Campania torna a vivere: 25 anni dopo, la corsa che unì la regione riparte dalla Reggia e arriva a Napoli

di Silver Mele

Il 20 settembre la 64ª edizione della storica corsa professionistica attraverserà tutte e cinque le province campane in circa 200 chilometri. Partenza dalla Reggia di Caserta, arrivo in piazza del Plebiscito. Sull’Agerola, la salita di Coppi e della memoria, si riaccende una sfida tra scalatori e velocisti. La regia è di Terenzi Sport Eventi

Per venticinque anni è rimasto fermo, sospeso in quella dimensione malinconica nella quale finiscono le grandi storie sportive quando smettono di essere raccontate. L’ultima volta era il 2001. La Reggia di Caserta faceva da sfondo alla vittoria di Dmitri Konychev, russo di nascita e italiano d’adozione, arrivato davanti a tutti in uno sprint che sembrava soltanto l’ultimo capitolo di una corsa destinata invece a diventare memoria.

Adesso quella memoria torna a pedalare.

Domenica 20 settembre 2026, esattamente un quarto di secolo dopo, il Giro di Campania ripartirà dalla Reggia di Caserta per arrivare nel cuore di Napoli, in piazza del Plebiscito.

Due città simbolo. In mezzo, una regione intera.

E soprattutto una storia che finalmente ricomincia.

Da Coppi a Konychev, la corsa che appartiene alla Campania

Per capire cosa significhi davvero la rinascita del Giro di Campania bisogna tornare molto indietro.

Al 1911, quando il quotidiano Il Mattino ideò una competizione destinata a diventare una delle grandi classiche del ciclismo italiano. Prima corsa a tappe, poi gara di un giorno, il Giro di Campania attraversò generazioni, guerre, cambiamenti del ciclismo e trasformazioni profonde del Paese.

Sulle sue strade hanno pedalato alcuni dei nomi più importanti della storia della bicicletta.

Il record di vittorie appartiene a Learco Guerra, capace di conquistare per tre volte la corsa negli anni Trenta.

Poi ci sono Bartali e Bitossi, Saronni e Moser, campioni che hanno scritto pagine diverse della storia del ciclismo italiano e che in Campania hanno lasciato la loro firma.

E naturalmente c’è lui.

Fausto Coppi.

Agerola, dove Coppi fece la storia

Il 1955 è rimasto nella memoria del Giro di Campania per una ragione precisa.

Sull’Agerola, la salita che anche quest’anno rappresenterà il passaggio destinato probabilmente a decidere il volto della corsa, Coppi fece il vuoto.

Staccò tutti.

Fiorenzo Magni in testa.

Fu la sua seconda vittoria consecutiva nel Giro di Campania, ma soprattutto fu una di quelle giornate nelle quali il ciclismo smette di essere soltanto una gara e diventa leggenda.

È difficile immaginare un testimone più suggestivo per la rinascita della corsa.

Settantuno anni dopo quella impresa, l’Agerola tornerà a essere il grande giudice della giornata.

Le biciclette saranno diverse. Le velocità saranno diverse. Il ciclismo sarà completamente cambiato.

Ma la strada sarà ancora lì.

E sulle strade del ciclismo, a volte, la memoria pesa quasi quanto una salita.

Duecento chilometri per attraversare una regione

La nuova edizione non vuole essere semplicemente il recupero di un marchio storico.

Vuole restituire al Giro la sua dimensione regionale.

Il percorso sarà lungo circa 200 chilometri e attraverserà tutte e cinque le province della Campania: Caserta, Benevento, Avellino, Salerno e Napoli.

È una scelta che ha anche un significato simbolico.

Il Giro non partirà soltanto da un luogo. Partirà da una regione.

Passerà attraverso territori differenti, paesaggi, comunità e città, fino a entrare nella Città Metropolitana di Napoli e affrontare l’ultima grande difficoltà della giornata, quella salita di Agerola che potrebbe decidere se a giocarsi il successo saranno gli uomini di classifica, gli scalatori oppure i velocisti capaci di resistere.

Poi la discesa verso Napoli.

E il traguardo.

Piazza del Plebiscito.

Una delle piazze più riconoscibili d’Italia pronta a diventare, per un giorno, l’ultima pagina di una corsa tornata dal passato.

La Reggia dà il via alla nuova storia

La scelta della partenza dalla Reggia di Caserta ha quasi il valore di una dichiarazione d’intenti.

Il 2001 e il 2026 saranno separati da venticinque anni, ma avranno almeno un punto in comune: Caserta.

L’ultima edizione fin qui disputata si concluse proprio davanti alla grande residenza vanvitelliana, con Konychev vincitore.

La nuova storia comincerà invece da lì.

È come se il Giro avesse deciso di riprendere il filo esattamente dal punto in cui lo aveva lasciato.

Ma stavolta il viaggio sarà ancora più grande.

Dalla Reggia al Vesuvio ideale di Napoli, attraversando una Campania intera che torna a mostrarsi al mondo attraverso il ciclismo.

Una corsa che parla anche italiano

Per quattro sole volte nella sua lunga storia il Giro di Campania è finito nelle mani di un corridore straniero.

Tra questi, un nome spicca più degli altri: Roger De Vlaeminck, vincitore nel 1984.

Un dato che racconta quanto profondamente la corsa sia stata legata alla storia del ciclismo italiano.

Generazioni di campioni sono passate da queste strade.

E ora toccherà a una nuova generazione di professionisti raccogliere un’eredità che non è soltanto sportiva.

Perché vincere il Giro di Campania significa entrare in un albo d’oro nel quale compaiono Coppi, Bartali, Zilioli, Moser, Saronni, Bitossi e Guerra.

Significa pedalare dentro una storia che ha più di un secolo.

Anche i campani nel tempo si sono ritagliati il loro spazio. Nel 1963, all’Arenaccia il caleno adottato dal Piemonte Gigi Mele rinunciò alla volata per il quarto posto: finì decimo nell’edizione vinta da Adriano Durante. Proprio nell’anno di Konychev l’arzanese Giuliano Figueras arrivò sesto mentre nel 2000 furono addirittura tre i ciclisti nostrani tra i primi dieci: Antonio Varriale e Domenico Romano, rispettivamente quinto e sesto, il compianto Crescenzo D’Amore ottavo. A vincere fu Dario Frigo.

La rinascita firmata Terenzi

A rendere possibile il ritorno della corsa è Terenzi Sport Eventi, società che negli ultimi anni ha lavorato alla rinascita di appuntamenti storici del ciclismo italiano.

Nel 2021 ha riportato in vita nella Capitale il Gran Premio della Liberazione e nel 2026 sarà impegnata anche nell’organizzazione del Gran Premio del Lazio, in programma il 19 settembre, alla vigilia del Giro di Campania.

Una settimana interamente dedicata al grande ciclismo del Centro-Sud, con il Trofeo Matteotti di Pescara, il Giro d’Abruzzo, il Gran Premio del Lazio e, infine, il ritorno della corsa campana.

Un progetto che punta dunque a costruire non un evento isolato, ma una vera settimana ciclistica capace di collegare territori e manifestazioni.

Claudio Terenzi lo definisce una festa ciclistica: una gara nella quale scalatori e velocisti dovranno affrontarsi su un terreno che non concede certezze e che potrebbe tenere aperto il risultato fino agli ultimi chilometri.

Ma dentro quella festa c’è qualcosa di più.

C’è la possibilità di restituire al ciclismo una strada che per venticinque anni è rimasta silenziosa.

Lo sport che torna nelle strade

È proprio questo l’aspetto sul quale insiste l’assessora allo Sport della Regione Campania, Fiorella Zabatta, che ha sostenuto il progetto insieme alle istituzioni regionali e locali.

Il valore della manifestazione non è soltanto agonistico.

Il ciclismo ha una caratteristica che pochi altri sport possiedono: non ha bisogno di uno stadio.

Il suo stadio sono le strade.

E quando una corsa attraversa una regione, le persone non devono andare a cercarla. È la corsa che arriva da loro.

Un paese, una curva, una salita, una piazza possono diventare per qualche minuto una tribuna naturale.

È accaduto per decenni con il Giro d’Italia e con le grandi classiche.

Ora può tornare ad accadere con il Giro di Campania.

Venticinque anni dopo, la Campania riaccende la sua corsa

Il 20 settembre non sarà dunque soltanto una domenica di ciclismo.

Sarà una data da cerchiare per chi crede che lo sport abbia anche una memoria.

La Campania riavrà la sua corsa professionistica. Una corsa che porta con sé 115 anni di storia, nomi leggendari, fotografie in bianco e nero, salite diventate racconto, vittorie rimaste nell’immaginario e l’ultima immagine del 2001 che per troppo tempo sembrava destinata a essere davvero l’ultima.

Questa volta, invece, non sarà un ricordo.

Alle porte della Reggia di Caserta si accenderanno i motori delle ammiraglie. Le biciclette torneranno a disporsi sulla linea di partenza. Il gruppo prenderà la strada verso Benevento, Avellino, Salerno e Napoli.

Poi arriverà l’Agerola.

E chissà se, per un istante, qualcuno guardando quella salita penserà ancora a quel ragazzo magro che nel 1955 decise di fare una cosa semplice e terribile: andarsene da solo.

Coppi appartiene alla leggenda.

Il Giro di Campania, invece, appartiene alla Campania.

E il 20 settembre, dopo venticinque anni di silenzio, tornerà finalmente a parlare.

Dalla Reggia di Caserta a piazza del Plebiscito. Duecento chilometri per attraversare una regione. Centoquindici anni di storia per ritrovare il futuro.

Il Giro di Campania è tornato.