Il tecnico azzurro ha costruito molte delle sue vittorie trasformando i calciatori e riscrivendone il ruolo. A Dimaro ha preso forma un’altra idea: il brasiliano convince da esterno offensivo e apre nuovi scenari per il Napoli
Il marchio di fabbrica di Allegri
I grandi allenatori non acquistano soltanto giocatori.
Li reinventano.
Massimiliano Allegri lo ha fatto per tutta la carriera, trasformando intuizioni in certezze e cambiando il destino tecnico di calciatori che sembravano ormai definiti. Juan Cuadrado diventò uno dei migliori terzini d’Europa dopo essere stato un’ala offensiva. Mario Mandzukic si trasformò in un esterno di sacrificio capace di vincere partite senza rinunciare al suo istinto da centravanti.
Non erano semplici esperimenti.
Erano idee.
E il ritiro di Dimaro, come ogni estate, è tornato ad essere il suo laboratorio.
L’intuizione si chiama Giovane
Tra gli appunti che Allegri sta riempiendo giorno dopo giorno ce n’è uno che riguarda Giovane.
Il brasiliano è stato provato largo nel tridente offensivo e la risposta è stata decisamente incoraggiante.
Non soltanto per la disponibilità al sacrificio, ma soprattutto per il modo in cui interpreta il ruolo. Attacca la profondità, resta aperto quando serve ad allargare il campo, poi stringe verso l’interno con naturalezza, offrendo una soluzione in più alla manovra offensiva.
È un calcio fatto di movimenti prima ancora che di posizione.
Ed è proprio questo ad aver convinto Allegri.
Più soluzioni, meno riferimenti
L’idea non nasce per caso.
Il nuovo Napoli dovrà affrontare una stagione lunga, con impegni ravvicinati e competizioni diverse. Avere calciatori capaci di occupare più zone del campo significa aumentare le alternative senza cambiare sistema.
È una filosofia che Allegri ha sempre considerato centrale.
La duttilità, per lui, non rappresenta un compromesso.
È un valore aggiunto.
Per questo Giovane potrebbe diventare molto più di una semplice alternativa sulle corsie offensive.
Le intuizioni che hanno fatto scuola
La storia racconta che Allegri raramente sperimenta per curiosità.
Quando intravede qualcosa insiste fino a trasformarla in una risorsa.
Successe con Cuadrado, arretrato fino a diventare uno dei migliori interpreti del ruolo di terzino moderno.
Successe con Mandzukic, reinventato esterno sinistro senza perdere il peso offensivo del centravanti.
Ed è successo, nel corso degli anni, anche con tanti altri calciatori valorizzati attraverso un cambio di prospettiva più che di posizione.
Per questo ogni prova osservata in ritiro merita attenzione.
Dietro un semplice esperimento potrebbe nascondersi il volto del Napoli che verrà.
Il cantiere è appena cominciato
Naturalmente serviranno conferme.
Le amichevoli, gli allenamenti e soprattutto le prime partite ufficiali diranno se l’idea è destinata a consolidarsi oppure resterà soltanto un’opzione tattica.
Ma un segnale è già arrivato.
Allegri ha acceso il laboratorio.
E quando il tecnico livornese comincia a spostare i pezzi sulla scacchiera, difficilmente lo fa senza immaginare la partita successiva.












