A 15 metri di profondità l’acqua arriva quasi a 30 gradi. E le cozze non resistono.
Nei vivai della Campania il caldo di questa estate ha già fatto perdere l’intera produzione di agosto e il danno potrebbe andare avanti anche nei prossimi mesi. Nel Golfo di Napoli e di Pozzuoli i frutti di mare hanno iniziato a morire. La stessa situazione si registra nei laghi del Fusaro e di Miseno, dove le alte temperature, il poco ricambio dell’acqua e la presenza di microalghe hanno provocato fenomeni di anossia. I produttori hanno cercato di salvare le coltivazioni portandole più in profondità, fino a 15 metri. Ma anche lì il mare era troppo caldo.
La denuncia
“Nel 2024 avevamo già avuto un primo segnale, l’anno scorso una produzione mediocre. Quest’anno la situazione è peggiorata”, racconta Stefano Sorriento, vicepresidente regionale dell’Agci e responsabile del settore Pesca. La produzione campana, che negli anni scorsi arrivava a circa 6mila tonnellate, quest’anno riuscirà appena a superare la metà. Ma non è tutto. Il caldo ha compromesso anche i semi, quelli che servono per far partire le nuove coltivazioni. “Si è persa l’intera produzione di agosto e sono persi anche i semi che serviranno per le coltivazioni del prossimo anno”, spiega Sorriento.
Cosa succederà
Per i produttori resta poi da capire cosa fare delle cozze ancora sui filari. Dovranno essere analizzate e, se non potranno essere vendute, smaltite. La Regione ha convocato un tavolo tecnico con produttori, cooperative, Istituto zooprofilattico e Asl per affrontare l’emergenza.Intanto il caldo mette sotto pressione anche vongole e altri organismi marini, mentre lungo la costa cresce la preoccupazione per la mucillagine.












