Il Napoli di Allegri attacca da grande, ma difende da squadra fragile

di Silver Mele


Contro la Roma, 35 minuti da applausi nel primo tempo, poi blackout e sofferenza con l’avversario addosso.


Stesso copione nella ripresa, rimonta subita e beffa finale.

Il 3-3 non è soltanto sfortuna: è il sintomo di una squadra che sa fare male, ma non ha ancora imparato a proteggersi.

De Bruyne, Anguissa e McTominay danno qualità e imprevedibilità. Quando il Napoli aggredisce, recupera palla e riparte, diventa pericoloso.

Il problema arriva quando perde il controllo: la squadra arretra, si disunisce e concede occasioni troppo facili. Lo stesso film visto contro l’Inter a San Siro e in altre occasioni stagionali.

Poi ci sono gli errori dei singoli: troppi, spesso clamorosi, soprattutto quando c’è da difendere dentro l’area. Distrazioni, letture sbagliate, contrasti persi, avversari lasciati liberi di colpire. Anche inspiegabili “svenimenti” alla Beukema.

Sviste che si ripetono e finiscono per vanificare una mole enorme di lavoro, cancellando in pochi minuti quanto di buono il Napoli aveva costruito per lunghi tratti della partita.

Allegri dice che quest’anno vuole giocare all’attacco. Bene. Ma il calcio non perdona chi sa soltanto attaccare.

Anche il blocco basso è una risorsa, non una vergogna. E quando gli stessi errori si ripresentano contro avversari diversi, non si può continuare a chiamarli sfortuna: l’allenatore deve trovare le contromisure e i giocatori devono assumersi le proprie responsabilità.

Il coraggio senza equilibrio è un regalo agli avversari. E questo Napoli rischia di buttare via in dieci minuti quello che costruisce in settanta.

Può ancora permettersi il Napoli di buttare via in pochi minuti tutto quello che costruisce in una partita?

E soprattutto: chi fermerà questa emorragia di errori prima che sia troppo tardi?