Fare la spesa costa di più proprio dove le famiglie hanno meno risorse.
È il paradosso fotografato da Altroconsumo, che ha confrontato i prezzi di 1.158 supermercati, ipermercati e discount in 67 città italiane. Anche scegliendo i punti vendita più convenienti, una famiglia campana spende circa 7.392 euro all’anno: cento euro in più rispetto a una lombarda, duecento rispetto a una toscana e quasi quattrocento rispetto a una veneta.
Ma il divario emerge soprattutto nelle possibilità di risparmio
A Milano, confrontando prezzi e insegne, si possono recuperare fino a 1.390 euro all’anno; a Bologna 1.147, a Roma 1.039 e a Torino 1.025. A Napoli il risparmio massimo si ferma a 223 euro, mentre a Caserta precipita ad appena 35. Anche la classifica dei singoli negozi racconta due Italie. Il supermercato più economico del Paese si trova a Treviso e ottiene un indice di competitività pari a 100. Il migliore di Napoli, a Scampia, arriva a 112: significa che lo stesso carrello costa il 12% in più.
La conseguenza più pesante si misura sul reddito. In Campania la spesa alimentare assorbe il 19% del bilancio familiare, contro il 10% del Trentino-Alto Adige e l’11% della Lombardia. Rispetto al Trentino, dunque, il peso è superiore del 90%.
Dietro questo squilibrio ci sono redditi più bassi, minore concorrenza e una rete logistica più fragile, che fa aumentare trasporti e costi energetici. Così, nel Mezzogiorno, anche riempire il frigorifero diventa la misura concreta di un divario economico che continua ad allargarsi.












