Il San Carlo guarda lontano, ma sceglie di farlo partendo da casa.
La stagione 2026-2027, la prima firmata dal sovrintendente Fulvio Adamo Macciardi, inaugura un percorso che accompagnerà il teatro verso il 2037, anno del tricentenario. Un cammino costruito sulle radici musicali di Napoli e sulla storia di un palcoscenico che per tre secoli ha parlato al mondo.
Verdi per aprire il nuovo corso
Il sipario si alzerà con Luisa Miller di Giuseppe Verdi, composta nel 1849 proprio per il San Carlo.
A dirigere sarà Daniel Oren, con la regia di Davide Livermore. Una scelta che non è soltanto artistica, ma identitaria: riportare al centro le opere nate per questo teatro e restituire forza al legame tra Napoli e la grande tradizione lirica.
Napoli capitale della musica
Il filo conduttore dei prossimi anni sarà il Settecento napoletano, stagione irripetibile che rese la città uno dei centri musicali più importanti d’Europa.
In cartellone arrivano Nina o sia La pazza per amore di Paisiello e Otto mesi in due ore di Donizetti, titoli che raccontano una memoria musicale da riscoprire e valorizzare.
Undici opere tra repertorio e rarità
La nuova stagione propone undici titoli d’opera, alternando grandi classici, nuove produzioni e recuperi meno frequentati.
Ci saranno Aida, destinata anche a una tournée in Giappone, Madama Butterfly nella regia di Ferzan Ozpetek, Il Barbiere di Siviglia, Pagliacci, Peter Grimes e La Damnation de Faust.
Sul palco, interpreti di rilievo internazionale come Anna Pirozzi, Fabio Sartori, Yusif Eyvazov, Luciano Ganci, Teresa Iervolino e Gregory Kunde.
Uno sguardo al contemporaneo
Accanto alla tradizione, spazio anche alla ricerca.
Il compositore Alessandro Solbiati completerà La chute de la maison Usher, l’opera rimasta incompiuta da Claude Debussy. Un progetto che conferma la volontà del San Carlo di non limitarsi alla conservazione del repertorio, ma di dialogare con il presente.
Danza e territorio
Grande attenzione anche alla danza, con sei produzioni affidate al Corpo di Ballo, tra cui Lo Schiaccianoci, Zorba il Greco e La signora delle Camelie.
Il teatro, inoltre, continuerà ad aprirsi al territorio: Pompei, Arena Flegrea, Reggia di Caserta, Ville Vesuviane e luoghi di fragilità sociale diventeranno parte di un progetto culturale più ampio.
Una stagione come dichiarazione d’identità
Con circa 400 dipendenti e un budget di 43 milioni di euro, il San Carlo punta a rafforzare pubblico, biglietteria e sponsor.
La stagione 2026-2027 non è solo un elenco di titoli. È l’avvio di un racconto lungo dieci anni: quello di un teatro che vuole arrivare ai suoi 300 anni non come monumento del passato, ma come istituzione viva, radicata a Napoli e aperta al mondo.












