Il terrore dei cittadini di Caracas: “ci siamo svegliati sotto le bombe. Che sarà di noi?”

di Oscar De Simone

E’ la notte tra il 2 ed il 3 Gennaio quando aerei ed elicotteri militari squarciano il silenzio di Caracas. Lo fanno con il rombo dei motori ed il fragore della deflagrazione delle bombe sganciate sulla città. Sembra un film di azione e invece è un attacco militare che mette a ferro e fuoco una parte della capitale venezuelana. La gente si sveglia di soprassalto, inizia a racimolare le proprie cose. Chi ha figli li sveglia di corsa e li porta via in braccio scendendo in strada con pochi vestiti, con le pantofole, ancora assonnati ma tremanti di paura. E’ il caos e Fulvio, un ragazzo italo-venezuelano ci racconta di quel momento di puro terrore. “Ci siamo svegliati con il bombardamento che era in atto a Caracas. Hanno fatto saltare punti strategici della città. Ma se da un lato siamo stati sollevati della fine del regime, dall’altro ci ha assalito subito un dubbio. Ora cosa succederà? Chi si occuperà della transizione politica?” Una città ed un paese in bilico quindi. Le domande sono tante ma nel frattempo la notte sembra non finire. Le urla di paura si sovrappongono a quelle generate dal terrore ed alla voce dei bambini che chiedono: “cosa succede?”. Non si possono dare risposte, si può solo fuggire tentando di mettersi in salvo in ogni modo. Si cerca di contattare amici o parenti, anche fuori dal paese. Ma qui, come continua Fulvio, c’è l’altra incognita. E’ il caso di farlo? Saremo controllati? Forse si… “Ci sono già dei gruppi paramilitari in città e controllano tutto e tutti. Cercano di evitare manifestazioni contro il governo e cercano di controllare l’informazione che esce dal paese. C’è gente che ha paura anche solo di parlare in strada. In questo momento ci sentiamo sollevati ma anche abbandonati dalla comunità internazionale”. Ecco cosa resta adesso, a poche ore dall’attacco. Resta lo sgomento, l’incredulità di quanto accaduto e soprattutto il dubbio: “che ne sarà del Venezuela?”