Più di 10 milioni di italiani sono rimasti a letto con l’influenza stagionale, che quest’anno è stata caratterizzata da diversi virus, tra cui la variante K che hanno dato più o meno problemi fisici. L’incidenza totale delle infezioni respiratorie acute nella comunità, nella settimana dal 19 gennaio al 25 gennaio, è stata pari a 11,3 casi per 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto alle 12,7 della settimana precedente. I contagi, nonostante l’ultimo colpo di coda che è previsto prossimi 15 giorni, sono per fortuna in calo, tranne in Basilicata, Puglia e in Campania dove il virus viaggia ancora velocemente soprattutto tra i bambini. I casi nelle regioni del sud restano di 19 ogni 1000 abitanti. Queste differenze regionali indicano che la fase successiva al picco non procede in modo uniforme sul territorio nazionale. A gennaio 2026, l’influenza stagionale in Italia ha mostrato un’incidenza in calo dopo il picco, pur rimanendo elevata con una prevalenza del sottotipo A(H1N1)pdm09, specialmente tra i non vaccinati. Nella terza settimana di gennaio, l’incidenza delle sindromi simil-influenzali ha mostrato una diminuzione, evidenziando una curva epidemiologica in discesa rispetto alle settimane precedenti.











