I dati di Openpolis e Istat descrivono un Paese in ritardo su formazione e coinvolgimento scolastico
In occasione della Giornata internazionale dell’educazione, emergono numeri che mettono in luce le difficoltà strutturali del sistema educativo italiano: secondo una recente elaborazione della Fondazione Openpolis sui dati Eurostat, l’Italia si colloca terzultima nell’Unione Europea per spesa pubblica in istruzione in rapporto al Pil, investendo circa il 3,9% del prodotto interno lordo, una quota inferiore alla media UE del 4,7%. Solo Romania e Irlanda fanno peggio nel confronto comunitario.
I numeri che pesano
Il dato relativo alla spesa pubblica in istruzione include tutti i livelli di formazione dalla scuola dell’infanzia all’università e rappresenta un indicatore chiave degli investimenti di uno Stato nel capitale umano. In Italia, questa percentuale è rimasta stagnante negli ultimi anni e inferiore sia alla media UE sia alla media OCSE, dove l’investimento medio è circa il 4,7% del Pil.
Questa situazione si riflette anche nei risultati educativi: secondo i dati Istat, nel 2024 solo il 66,7% della popolazione tra i 25 e i 64 anni ha conseguito almeno un diploma di scuola secondaria superiore, ben 13,8 punti percentuali in meno rispetto alla media europea dell’80,5%.
La distanza si mantiene significativa anche tra i più giovani: tra i 25-34enni, solo il 31,6% ha un titolo di studio terziario, contro una media Ue del 44,1%.
Divari territoriali e sociali
All’interno del Paese, la distribuzione dei livelli di istruzione è profondamente disomogenea: le regioni meridionali presentano le quote più basse di diplomati — ad esempio in Campania si arriva a circa il 58,5% — mentre al Nord le percentuali sono significativamente più elevate.
Le criticità si riscontrano anche a livelli più giovani di istruzione, con la copertura dei servizi educativi per la fascia 0-3 anni ben al di sotto di molte altre nazioni europee e con variabilità marcata tra regioni.
La percezione degli studenti
Non è solo una questione di risorse: anche il coinvolgimento degli studenti nel percorso scolastico resta basso. Un sondaggio promosso da Unicef Italia rileva che solo il 26% degli studenti si sente molto coinvolto nella vita scolastica, un dato che segnala difficoltà di engagement educativo e sociale.
Criticità Invalsi e dispersione scolastica
Secondo le ultime prove Invalsi, una quota elevata di studenti non raggiunge livelli soddisfacenti in competenze di italiano e matematica, con punte particolarmente elevate in alcune regioni del Sud. Inoltre, la quota di studenti a rischio di dispersione implicita — cioè con competenze limitate e difficoltà di progresso — rimane significativa, sebbene in lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti.
Che messaggio lancia questo ritardo?
Il quadro che emerge combina poche risorse economiche, risultati educativi sotto la media europea e un coinvolgimento scolastico non adeguato. Tutto ciò non riguarda solo la dimensione educativa in sé, ma anche le prospettive di crescita economica, coesione sociale e competitività internazionale del Paese.
Nella stessa giornata, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato che l’educazione è “una forza che ci rende liberi di pensare, agire, vivere”, sottolineando il valore fondamentale della formazione per il futuro di una società e di un Paese.
Verso il futuro: investire è una scelta strategica
Il dibattito sui fondi da destinare all’istruzione è ormai aperto da anni, e gli indicatori internazionali invitano a riflettere: i Paesi che guidano le classifiche europee per spesa in istruzione — come Svezia, Belgio e Finlandia — sono quelli con sistemi educativi storicamente robusti e livelli di competenze elevati.
Per l’Italia, colmare il divario non significa solo aumentare le percentuali sul Pil, ma ripensare anche l’organizzazione, l’attrattività e la qualità della scuola e dell’università. Perché il futuro non si costruisce solo in classe. Si riempie con occhi puntati verso il domani.











