Italia, il Paese che dimentica (ma non il telefono)

Nel 2024 abbiamo dimenticato un po’ di tutto: le chiavi di casa, i compleanni, le password e, a volte, pure dove abbiamo parcheggiato. Ogni giorno, in media, 450 italiani restano chiusi fuori dalla propria abitazione. Ma tranquilli: lo smartphone, quello no, non lo dimentichiamo mai. È sempre lì, stretto in mano come un’estensione del corpo, pronto a ricordarci tutto — tranne di prendere le chiavi prima di uscire.

Secondo i dati dei vigili del fuoco, è il numero più alto dell’ultimo decennio. E così l’Italia si scopre un Paese di smemorati cronici, sempre più distratti e con la testa altrove. Le cause? Tante, e tutte plausibili: lo stress, la fretta, la vita che corre più veloce di noi. E forse anche un pizzico di solitudine domestica — perché se vivi da solo, quando chiudi la porta, non c’è nessuno dall’altra parte a salvarti.

La tentazione di dare la colpa alla tecnologia è forte. “È lo smartphone che ci sta bruciando il cervello”, “Un tempo ricordavo tutti i numeri di telefono, ora neanche quello di mia madre”. Frasi perfette da bar — ma che la scienza smentisce. Diversi studi recenti mostrano che l’uso regolare della tecnologia può ridurre del 58% il rischio di declino cognitivo, e che annotare informazioni sullo smartphone migliora la memoria fino al 30%.

Certo, tutto questo vale se l’uso è consapevole. Perché quando lo smartphone diventa la prima cosa che tocchiamo al mattino e l’ultima prima di dormire, quando contiamo le notifiche più dei passi, o rispondiamo ai messaggi più in fretta di quanto respiriamo, allora sì, si parla di abuso. Troppa tecnologia può distrarre, stressare, farci perdere concentrazione — e forse anche farci chiudere la porta di casa un po’ troppo di fretta.

Ma il punto non è colpevolizzare. La tecnologia, come il caffè, fa bene finché non se ne abusa. Usata con misura, può perfino aiutarci a ricordare di prendere le chiavi. O almeno, a chiamare il fabbro più velocemente.