di Silver Mele
La bara bianca che attraversa il Rione Luzzatti non è solo l’ultimo viaggio di Jlenia Musella. È uno specchio che passa lentamente davanti a una comunità intera, costringendola — volente o nolente — a guardarsi dentro. Palloncini, magliette, fumogeni rosa, fuochi d’artificio: segni di affetto, di rabbia, di commozione. Ma anche il rischio, sempre presente, che il rito collettivo diventi un alibi per non porsi domande più scomode.
Il dolore che unisce, la verità che divide
Dentro la chiesa della Sacra Famiglia il silenzio pesa quanto le lacrime. Fuori, il clamore. Due registri che convivono male, come spesso accade quando una tragedia familiare diventa fatto pubblico. Jlenia aveva 22 anni. È stata uccisa dal fratello. Questo dato, nudo e definitivo, dovrebbe bastare a fermare tutto il resto. E invece no: attorno a quel fatto si è già addensata una nebbia di versioni, giustificazioni, mezze verità.
La parola della giustizia contro il rumore del quartiere
L’ordinanza della gip è netta, quasi severa nel tono: non c’è spazio per l’incertezza, né per il racconto autoassolutorio dell’indagato. “Forza e determinazione”, scrive il giudice. Non un gesto d’impeto, non un incidente, ma una sequenza di azioni lucide, prima e dopo. Parole che pesano come pietre, soprattutto se messe accanto a un quartiere che — secondo la stessa giudice — ha fatto scudo, ha taciuto, ha protetto.
Comunità o complicità?
È qui che l’editoriale deve fermarsi un attimo. Perché la domanda non riguarda solo Giuseppe, né soltanto la sua famiglia. Riguarda tutti. Che cosa significa “stringersi attorno” a qualcuno? Dove finisce la pietà umana e dove comincia l’omertà? Si può piangere una ragazza e allo stesso tempo rifiutare di guardare in faccia ciò che l’ha uccisa?
Jlenia non è un simbolo, è una responsabilità
Don Federico ha chiesto di non trasformare questa morte in vendetta, ma in cura della comunità. È una frase che rischia di sembrare retorica, se non la si prende sul serio fino in fondo. Prendersi cura significa rompere i silenzi, accettare la verità anche quando fa male, smettere di confondere l’amore con la protezione cieca.
Jlenia “vola in cielo”, dicono i palloncini. Ma qui, sulla terra, resta una domanda che non può essere lasciata andare via col vento: quante volte il silenzio ha già ucciso prima della violenza?












