La Black Snake, l’amore e la paura: Eleonora Farina sogna la medaglia nel Mondiale di casa

Due giorni sulla pista di Daolasa per la rider trentina, due volte campionessa d’Europa: “Qui ho vissuto emozioni fantastiche, ma anche momenti difficili. Stavolta voglio correre libera, solo per la maglia azzurra”

Ci sono piste che si imparano metro dopo metro e altre che, invece, finiscono per diventare parte della propria storia. Per Eleonora Farina la Black Snake è entrambe le cose. La conosce, la studia, la affronta da anni. Ma ogni volta che quelle ruote tornano a correre sulla terra di Daolasa, dentro la rider trentina si riaccendono ricordi, emozioni e anche qualche paura.

È su questa discesa che dal 26 al 30 agosto si giocheranno i Campionati del Mondo UCI di Mountain Bike in Val di Sole-Trentino e sabato 29 agosto sarà proprio il Downhill ad assegnare le medaglie iridate. Per Farina sarà il terzo Mondiale su questa pista, dopo il sedicesimo posto del 2016, segnato da una caduta, e il sesto del 2021, quando le medaglie sembrarono a un passo.

A 35 anni, con due titoli europei in bacheca e una carriera costruita tra discese al limite, cadute e grandi risultati, Farina arriva all’appuntamento più importante con una consapevolezza diversa. Non deve più dimostrare di poter essere veloce. Deve soltanto riuscire a mettere insieme, nello stesso giorno, esperienza, coraggio e quella leggerezza che spesso fa la differenza quando il cronometro comincia a correre.

La Black Snake è già cominciata

Due giorni sulla pista sono serviti per riprendere confidenza con ogni dettaglio del tracciato e soprattutto per cominciare a capire come affrontarlo nelle condizioni che potrebbe presentare durante il Mondiale.

“È sempre un piacere girare sulla Black Snake”, racconta Farina. Arrivata dalla gara di Bormio, ha trovato un terreno diverso da quello abituale: asciutto, secco, polveroso, nonostante le piogge delle ultime settimane.

Anche questo fa parte della preparazione. Il setup va adattato, le sensazioni vanno ritrovate e le linee devono essere studiate con attenzione. Le nuove traiettorie, quelle che potranno cambiare il volto della discesa iridata, sono state preservate proprio in vista della settimana del Mondiale.

La Black Snake, però, non è una pista qualunque per Farina. È una memoria che torna ogni volta che indossa il casco.

Amore e odio, sulla pista di casa

“È un po’ amore e odio”.

Bastano queste parole per raccontare il rapporto della trentina con la sua montagna. Amore per i ricordi che nessuno potrà cancellare, a cominciare dal quinto posto conquistato in Coppa del Mondo nel 2017. Odio, o forse sarebbe più corretto dire rispetto, per una pista capace ancora oggi di mettere addosso una tensione particolare.

“Ho dei ricordi fantastici: il podio del 2017 è qualcosa che è sempre vivo dentro di me. Però riesce sempre a mettermi un po’ di tensione”.

È il paradosso dello sport quando diventa anche una questione personale. Correre davanti alla propria gente significa avere un’energia in più, ma anche sentire più forte il peso delle aspettative.

“Correre in casa non è mai semplice. Sentire il tifo degli amici può aiutarti, ma a volte può anche aggiungere ulteriore pressione”.

Questa volta Farina vuole provare a cambiare prospettiva. Non combattere contro la tensione, ma lasciarla fuori dalla gara.

“Voglio cercare di godermi l’esperienza. Correrò libera da pensieri, solo per la maglia azzurra e per il mio Paese”.

Quel Mondiale che poteva già essere una medaglia

La Black Snake le ha già insegnato quanto sottile possa essere il confine tra una grande gara e una giornata da dimenticare.

Nel 2016 Farina era velocissima. Sentiva di avere nelle gambe una run da medaglia. Poi arrivò la caduta.

“Ero velocissima, sentivo di avere la run da medaglia, ma purtroppo sono caduta”.

Nel 2021, invece, arrivò sesta. Un risultato importante, ma accompagnato dalla sensazione di aver lasciato qualcosa per strada.

“Sono arrivata vicina alle medaglie. Mi è rimasta un po’ di amarezza perché probabilmente ho avvertito un po’ troppa tensione”.

Cinque anni dopo, l’obiettivo è trasformare proprio quelle esperienze in un vantaggio. Perché nel Downhill non basta essere veloci: bisogna sapere quando spingere, quando fidarsi della bicicletta e soprattutto quando non lasciarsi divorare dalla paura dell’errore.

L’esperienza contro l’impeto delle giovani

A 35 anni Farina sa di avere un’arma che non si compra e non si allena in palestra: il tempo trascorso su una bicicletta lanciata lungo una discesa.

“L’esperienza aiuta tantissimo. Riesci a regolare prima la bicicletta e a fare una scelta netta sulle linee”.

È anche il punto nel quale la veteranità può provare a compensare quello che le più giovani hanno dalla loro parte.

“Chiaramente le più giovani sono un po’ avvantaggiate sulla parte fisica. Hanno quell’impeto in più che permette loro di mollare i freni a cuor leggero”.

Ed è forse proprio qui che si deciderà una parte del Mondiale. Tra chi avrà ancora qualcosa da imparare e chi invece saprà mettere a frutto tutto ciò che ha imparato.

L’Italia ci crede

L’Italia non si presenta a Daolasa soltanto con la sua atleta più esperta. Accanto a Farina ci saranno Gloria Scarsi, protagonista di una stagione di Coppa del Mondo impreziosita dai podi di YongPyong e Lenzerheide, e Veronika Widmann, campionessa italiana e rider di grande esperienza.

Il podio, dunque, non è un’utopia.

Farina conosce anche le principali avversarie. Valentina Höll è la prima candidata, forte di una stagione che l’ha vista protagonista e di una condizione che sembra accompagnarla nel momento giusto.

Ma il Downhill, soprattutto in un Mondiale, non concede certezze.

“Attenzione anche a Myriam Nicole, campionessa del mondo in Val di Sole nel 2021. Non è escluso che possa tirare fuori il suo classico colpo d’esperienza”.

Nicole arriva all’appuntamento con qualche acciacco, ma resta una delle atlete capaci di cambiare il destino di una gara in poco più di tre minuti.

Quattordici chilometri? No, una vita intera

Per chi guarda da fuori, la Black Snake è una pista. Per Farina è molto di più.

Dentro quei salti, nelle curve, nelle linee da scegliere in una frazione di secondo, ci sono il 2016 della caduta, il 2017 della grande gioia, il 2021 della medaglia sfiorata e tutto ciò che è venuto dopo.

E ora c’è il Mondiale di casa.

Non serve aggiungere pressione a una gara che ne avrà già abbastanza. Farina lo sa. Per questo non promette una vittoria e non fa proclami.

Fa una cosa molto più umana: ammette di avere un sogno.

“Per quanto mi riguarda, sarei felice se in Val di Sole dovesse arrivare una medaglia. Sarebbe il coronamento di un sogno”.

La Black Snake è pronta a tornare protagonista. E per Eleonora Farina sarà ancora una volta amore e paura, memoria e futuro, adrenalina e silenzio.

Ma stavolta, tra quei tornanti di terra e rocce, non correrà soltanto per battere un cronometro.

Correrà per provare a prendersi ciò che questa montagna, finora, le ha fatto soltanto intravedere.