La guerra del grano infiamma il Mar Nero: prezzi ai massimi da 17 mesi, cosa cambia anche per l’Italia

L’escalation militare tra Russia e Ucraina non sta colpendo soltanto energia e infrastrutture strategiche. Al centro del conflitto è finito anche il grano, una delle risorse più importanti per l’economia dei due Paesi e per la sicurezza alimentare mondiale. Gli attacchi ai porti e alle rotte marittime del Mar Nero stanno infatti mettendo sotto pressione il commercio internazionale dei cereali, con effetti già evidenti sui mercati

Il Mar Nero diventa il fronte del grano

Negli ultimi giorni i droni ucraini hanno colpito diverse navi russe impegnate nell’esportazione di frumento. Mosca ha risposto intensificando i bombardamenti nell’area di Odessa, prendendo di mira terminal portuali e infrastrutture da cui parte circa il 90% dell’export agricolo ucraino.

L’escalation ha spinto importanti compagnie di navigazione a sospendere le operazioni nel porto di Chornomorsk, uno degli snodi fondamentali della cosiddetta “via del grano”, mentre anche il principale esportatore agricolo ucraino ha fermato parte delle attività.

Perché il mondo guarda a Odessa

La regione del Mar Nero rappresenta uno dei principali corridoi mondiali per l’esportazione di cereali.

Prima della guerra, l’Ucraina garantiva circa il 6% delle esportazioni mondiali di grano e oltre l’11% di quelle di mais, mentre anche la Russia resta uno dei maggiori esportatori globali. Una quota significativa del grano russo destinato ai mercati di Asia e Africa passa proprio attraverso il Mar Nero.

Ogni interruzione della catena logistica provoca inevitabilmente tensioni sui prezzi internazionali.

Il prezzo del grano corre

I mercati hanno reagito immediatamente.

Le quotazioni del grano tenero all’Euronext di Parigi sono salite ai livelli più alti degli ultimi 17 mesi, superando i 237 euro a tonnellata, con un incremento di circa il 15% rispetto all’inizio di luglio.

Secondo le Nazioni Unite, dall’inizio del mese scorso il prezzo globale del grano è aumentato di circa il 20%, mentre gli operatori incorporano nei listini il rischio di ulteriori interruzioni delle esportazioni dal Mar Nero.

Perché riguarda anche l’Italia

L’Italia osserva la situazione con particolare attenzione.

Il nostro Paese è infatti uno dei maggiori importatori europei di cereali ucraini e rappresenta il terzo importatore mondiale, dopo Turchia ed Egitto. Prima dello scoppio della guerra, circa il 40% del mais importato dall’Italia proveniva proprio dall’Ucraina.

Un eventuale protrarsi della crisi potrebbe tradursi in un aumento dei costi per mangimi, farine e prodotti alimentari, con possibili ripercussioni sull’intera filiera agroalimentare.

Lo Stretto di Kerch, il nuovo punto critico

Oltre ai porti di Odessa, gli analisti guardano con crescente preoccupazione allo Stretto di Kerch, il collegamento tra Mar d’Azov e Mar Nero.

Pur movimentando volumi inferiori rispetto ad altri corridoi commerciali, rappresenta un passaggio strategico per parte delle esportazioni agricole russe. Gli attacchi ucraini contro infrastrutture e navi avrebbero già costretto Mosca a limitare temporaneamente alcuni transiti, alimentando ulteriori timori sulla tenuta delle forniture mondiali.

La cosiddetta “guerra del grano” rischia così di trasformarsi in un nuovo fattore di instabilità economica globale, con conseguenze che potrebbero arrivare fino ai prezzi pagati ogni giorno dai consumatori europei.