La scuola insegna a rispondere, ma il futuro premia chi sa pensare

di Ferruccio Fiorito

Nell’era dell’intelligenza artificiale continuiamo a valutare memoria e ripetizione. Il problema non è cosa si studia, ma il modello con cui lo si insegna.

La scuola sta preparando i nostri figli a un mondo che non esiste più, è arrivato il momento di smettere di insegnare a “rispondere” alle interrogazioni e iniziare a insegnare a pensare.

Mentre fuori dalle aule il mondo corre alla velocità dell’Intelligenza Artificiale, dentro le classi siamo ancora fermi a un modello del secolo scorso.

Oggi continuiamo a valutare i ragazzi in base alla loro capacità di memorizzare date, risolvere equazioni meccaniche e restituire informazioni “preconfezionate”.

Li stiamo addestrando a essere dei computer di seconda fascia, in un’epoca in cui i computer di prima fascia sono già nelle loro tasche.

Il problema non è cosa si studia, ma come lo si fa.

La scuola di oggi è ancora schiava del culto del voto perché si continua a studiare per la verifica, non per la conoscenza. Il numero sul registro è diventato più importante del percorso di crescita.

È ciò è il più grande errore, in un mondo dove ogni dato è a portata di click, sapere “di più” non serve a nulla se non sai cosa farne di quel sapere.

Sì continua a formare chi esegue correttamente e non chi mette in discussione il metodo, l’intero sistema

Con l’avvento dell’IA, la differenza non la farà chi ha più nozioni, ma chi possiede la capacità di distinguere il vero dal falso e chi avrà capacità di ragionamento in ogni contesto.

Stiamo consegnando ai nostri figli un futuro tarato sul passato, pretendendo che trovino una strada che oggi non abbiamo ancora nemmeno immaginato.