Era di vitale importanza per i commerci dell’allora mondo conosciuto. Un punto di snodo fondamentale tra Grecia, Egitto e Mediterraneo. Area commerciale che diede slancio e vita all’antica Stabiae del IV secolo a.C., che oggi torna a noi in tutto il suo splendore. La “fotografia” di quel tempo ci viene data dalla necropoli dell’area di Madonna della Grazie a Gragnano, riemersa durante i lavori di ampliamento del pastificio Garofalo. Materiali organici e reperti, sono stati scoperti grazie all’intervento di archeologia preventiva condotto dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio dell’area metropolitana di Napoli con l’archeologa Francesca Mermati. E’ in questo ambito di lavori che è tornata in luce una necropoli di almeno 70 tombe, appartenenti ad élite di alto rango che produsse i ricchi corredi che vediamo. Coralli, argenti, ambre zoomorfe e addirittura scarabei funerari egizi. Tra queste tombe, almeno una ventina sono di bambini non più grandi di 6 anni di età e una appartenente ad un uomo di oltre 50 anni. Nei corredi però, c’è anche dell’altro. Ci sono, ad esempio, spade di ferro pendenti in avori, fibule in bronzo, collane e ceramica. Grande soddisfazione da parte della soprintendente Paola Ricciardi che ha sottolineato quanto “la necropoli di via dei Pastai testimoni il valore dell’archeologia preventiva come strumento di conoscenza e di tutela”. Dello stesso pensiero anche dirigente del Mic Teresa Elena Cinquantaquattro che rende noto come i “tasselli per la conoscenza del popolamento della Valle del Sarno fornisce un prezioso contributo alla ricostruzione delle reti di scambio e dei traffici che in età arcaica coinvolgevano il golfo di Napoli”
L’antica Stabiae al centro del commerci del Mediterraneo: la città e la sua necropoli riemergono dalle sabbie del tempo












