L’incubo di Capodanno: la storia delle 40 anime di Crans-Montana

di Alessandra Martino 

Doveva essere una notte di festa, musica e brindisi. Invece, si è trasformata in un incubo di fiamme, fumo e urla. Il Capodanno a Crans-Montana, rinomata località turistica svizzera, è diventato teatro di una delle tragedie più gravi degli ultimi anni in Europa: un incendio devastante scoppiato nel bar Le Constellation ha ucciso decine di giovani e ne ha feriti oltre un centinaio, lasciando una scia di dolore che attraversa la Svizzera e l’intero continente.

Queste, sono ore di trepidazione e incertezza, mentre le autorità lavorano senza sosta per dare un nome alle vittime e rispondere alle domande che ora pesano come macigni: il locale era a norma? Poteva contenere quel numero di persone? I sistemi antincendio hanno funzionato? E perché così tanti ragazzi sono rimasti intrappolati senza via di fuga?

La notte dell’incendio

È l’1.30 del primo gennaio. Nel seminterrato del bar Le Constellation si accalcano almeno 200 persone, in gran parte giovanissimi, arrivati per festeggiare l’inizio del nuovo anno. Champagne, musica alta, luci soffuse. Poi, all’improvviso, l’orrore.

Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti e le testimonianze raccolte, il fuoco sarebbe partito da candeline scintillanti – o bengala – accese dai camerieri sulle bottiglie di champagne. Una di queste sarebbe stata avvicinata troppo al soffitto, che avrebbe preso fuoco quasi immediatamente.

“Una candela è stata sollevata troppo in alto, il soffitto ha preso fuoco e in pochi secondi era tutto avvolto dalle fiamme”, hanno raccontato due giovani francesi sopravvissute all’incendio ai microfoni di BfmTv. Il soffitto, secondo più testimonianze, sarebbe stato in legno o rivestito con materiali altamente infiammabili, forse installati durante una recente ristrutturazione. Un turista presente nel locale ha confermato la presenza delle stelle scintillanti sulle bottiglie: una di queste, ha raccontato, era tenuta in mano da una ragazza seduta sulle spalle di un giovane. Le scintille avrebbero raggiunto una trave del controsoffitto, dando origine al rogo.

Le esplosioni e il panico

Come riporta “Il Corriere della Sera”, c’è chi parla di una deflagrazione violentissima.  “Ho sentito un rumore fortissimo verso l’1.30, non sembrava assolutamente un fuoco d’artificio, il suono era completamente diverso”. Gli inquirenti chiariscono però che le esplosioni – o le molteplici deflagrazioni – sarebbero avvenute quando il fuoco era già partito, probabilmente a causa dell’accumulo di calore e gas combustibili all’interno del locale. Quel che è certo è che le fiamme hanno avvolto in pochissimi istanti un ambiente affollato, trasformando la festa in una corsa disperata per la sopravvivenza.

Ed è qui che emerge uno dei nodi più drammatici della vicenda: le vie di fuga. Secondo numerose testimonianze, il locale – un seminterrato – avrebbe avuto una sola uscita, stretta e insufficiente per il numero di persone presenti. “La porta era troppo piccola per far uscire tutti”, hanno raccontato le due ragazze francesi. “Qualcuno ha rotto una finestra per permettere alla gente di scappare”.

Altri testimoni parlano di una fuga caotica, di persone che si spingevano nel buio e nel fumo, di vetrine infrante nel tentativo di aprirsi un varco. La vice sindaca di Ascona, Michela Ris, citata dai media svizzeri, ha riferito parole agghiaccianti: “Conoscenti mi hanno raccontato di ragazzi usciti insanguinati, alcuni senza vestiti. È stata una vera carneficina”.

La procuratrice generale vallesana Beatrice Pilloud ha confermato che la scala di uscita era stretta, senza però esprimere giudizi anticipati sulle responsabilità.

Il “flashover”: quando la sopravvivenza diventa impossibile

Le autorità hanno spiegato che all’interno del locale si sarebbe verificato un fenomeno noto come “flashover”: una delle dinamiche più pericolose negli incendi in ambienti chiusi. Si tratta del passaggio improvviso da un incendio localizzato a un incendio generalizzato, con l’accensione simultanea di tutti i materiali combustibili.

Il calore si accumula sotto il soffitto, i gas di combustione saturano l’aria e la temperatura sale in pochi secondi a centinaia di gradi. Quando avviene il flashover, spiegano gli esperti, le possibilità di sopravvivenza diventano minime, se non nulle.

Il bilancio: morti, feriti e trasferimenti in tutta Europa

Il bilancio è pesantissimo. Le autorità parlano di almeno 40 vittime già identificate, ma il numero definitivo potrebbe essere più alto. I feriti sono 119, metà dei quali curati negli ospedali del Vallese. Molti hanno riportato ustioni gravissime.

Tra loro ci sono 71 svizzeri, 14 francesi e 11 italiani. Cinquanta feriti sono stati trasferiti o verranno trasferiti in ospedali europei specializzati in grandi ustioni, tra cui diversi centri in Italia.

Il governo italiano ha attivato immediatamente la Protezione civile. Dopo i primi soccorsi con elicotteri e squadre del soccorso alpino valdostano, è stata attivata la Centrale Remota Operazioni di Soccorso Sanitario (CROSS) per il trasferimento dei feriti. Alcuni pazienti sono già arrivati all’ospedale Niguarda di Milano, altri seguiranno nei prossimi giorni.

L’inchiesta: “Tutte le piste sono aperte”

La procuratrice Beatrice Pilloud ha annunciato l’apertura ufficiale dell’inchiesta. “Tutte le piste sono aperte, nessuna esclusa”, ha detto in conferenza stampa. È stata invece esclusa “assolutamente” l’ipotesi di un attentato.

L’indagine si concentrerà su lavori di ristrutturazione, materiali utilizzati, misure di sicurezza, sistemi antincendio, numero di persone presenti rispetto a quelle autorizzate e vie di evacuazione. “I gestori del locale hanno fornito informazioni sulla disposizione interna del bar, sui lavori di ristrutturazione effettuati e sulla capienza”, ha spiegato la procuratrice generale.

Il Constellation può ospitare fino a 400 persone. Al momento della tragedia non sarebbe stato pieno – secondo le prime stime erano presenti circa un centinaio di persone – ma il dato non è ancora stato confermato ufficialmente dagli inquirenti.

Il locale è di proprietà di Jacques e Jessica Moretti, una coppia di ristoratori francesi che ha rilevato il Constellation nel 2015. Lui è originario della Corsica, lei della Costa Azzurra. I due gestiscono anche altri due locali nella zona: Le Senso, sempre a Crans-Montana, e Le Vieux Chalet 1978 a Lens, nel Vallese, attualmente indicato come “temporaneamente chiuso”. Dopo la tragedia, tutti i canali social del Constellation sono stati disattivati.

La sera di Capodanno Jessica Moretti si trovava all’interno del bar e avrebbe riportato un’ustione a un braccio; Jacques Moretti, invece, sarebbe stato in un altro dei locali di proprietà. Entrambi sono stati interrogati dagli inquirenti nell’ambito dell’indagine. Al momento non risultano indagati.

La procuratrice Pilloud ha spiegato che, in base all’esito degli accertamenti, verrà valutata l’eventuale esistenza di responsabilità penali. In quel caso, e se le persone coinvolte fossero ancora in vita, le ipotesi di reato sarebbero incendio, omicidio colposo e lesioni personali colpose.

Il lutto e la memoria

La Svizzera ha proclamato cinque giorni di lutto nazionale. Il 9 gennaio a Crans-Montana si terrà una cerimonia pubblica per ricordare le vittime e permettere alla comunità di stringersi nel dolore.

Ma mentre le candele si accendono in memoria dei giovani morti, resta una domanda che non può essere ignorata: questa strage si poteva evitare?

Perché una notte di festa non può, e non deve mai, trasformarsi in una condanna a morte.