Capocannoniere con il Bari nonostante la retrocessione, idolo assoluto di Livorno e simbolo di un calcio fatto di sacrificio, passione e umanità. Ha lottato fino all’ultimo contro il cancro. L’Italia del pallone piange uno dei suoi uomini più amati
L’ultimo saluto allo Zar
Il calcio italiano perde uno dei suoi volti più autentici. È morto a 58 anni Igor Protti, attaccante simbolo degli anni Novanta e Duemila, uomo capace di lasciare un segno profondo ovunque abbia giocato e soprattutto nel cuore di chi lo ha conosciuto.
Da mesi combatteva contro una malattia scoperta troppo tardi. Era stato lui stesso, con la dignità e la trasparenza che lo hanno sempre contraddistinto, a raccontare pubblicamente la sua battaglia. Prima l’intervento, poi la chemioterapia, infine la scoperta delle metastasi alle vertebre. Una sfida affrontata con coraggio fino all’ultimo giorno.
Il bomber che fece la storia del Bari
La sua impresa più celebre resta quella della stagione 1995-96 con il Bari. Protti realizzò 24 reti e conquistò il titolo di capocannoniere della Serie A insieme a Giuseppe Signori, un risultato straordinario considerando che i pugliesi terminarono il campionato con la retrocessione.
Un record che ancora oggi lo rende unico: nessuno ha saputo dominare la classifica marcatori con una squadra destinata alla Serie B come fece lui.
Non aveva il fisico del centravanti moderno, né il clamore mediatico delle grandi stelle. Aveva però un istinto straordinario per il gol, una determinazione feroce e una fame che lo rese protagonista tra campioni come Del Piero, Baggio, Signori, Zola e Ravanelli.
Livorno, la città che lo rese immortale
Se Bari lo consacrò, Livorno lo trasformò in leggenda. Arrivato a oltre trent’anni, quando molti attaccanti iniziano a pensare al tramonto, Protti scelse la strada più difficile: ripartire dalla Serie C.
Fu la decisione che cambiò la sua vita.
Con la maglia amaranto divenne “Lo Zar”, trascinando il club dalla C1 fino alla Serie A. Insieme a Cristiano Lucarelli formò una delle coppie offensive più amate del calcio italiano, contribuendo al ritorno dei toscani nel massimo campionato dopo oltre mezzo secolo.
A Livorno non fu soltanto un calciatore. Divenne un simbolo popolare, un riferimento umano e sportivo, tanto da ricevere la cittadinanza onoraria.
L’uomo oltre il calciatore
Protti è stato molto più di un bomber. Chi lo ha conosciuto racconta di una persona generosa, sempre disponibile, impegnata nel sociale e capace di utilizzare la propria notorietà per iniziative benefiche.
Dietro il sorriso e la forza del campione c’era anche una ferita mai rimarginata: la perdita del padre Flavio, morto poco prima di poter assistere ai suoi successi in Serie A. Un dolore che lo accompagnò per tutta la vita e che lui stesso ricordava spesso con commozione.
L’abbraccio di tutte le sue città
Negli ultimi mesi l’affetto del mondo del calcio è stato enorme. Dai tifosi del Livorno a quelli del Bari, passando per Rimini e Messina, le città che avevano segnato la sua carriera si sono strette attorno a lui con striscioni, messaggi e testimonianze d’amore. Passò anche da Napoli, con poca fortuna, nella stagione della retrocessione con soli 14 punti in classifica.
Un affetto trasversale, raro nel calcio moderno, che racconta meglio di qualsiasi statistica ciò che Igor Protti ha rappresentato.
Se ne va un simbolo del calcio vero
Con Igor Protti scompare uno degli ultimi interpreti di un calcio fatto di gavetta, appartenenza e passione. Non il campione costruito dai riflettori, ma l’uomo che si è conquistato tutto sul campo, partendo dalla provincia e arrivando in cima senza mai dimenticare le proprie radici.
Lo Zar lascia in eredità 211 gol tra i professionisti, ma soprattutto un patrimonio di valori che va oltre i numeri.
Perché alcuni attaccanti segnano reti. Altri riescono a entrare nella memoria collettiva di un Paese.
Igor Protti apparteneva a questa seconda categoria.












