Prima apparizione davanti alla giustizia americana per il presidente venezuelano e la moglie Cilia Flores. Accuse di narcotraffico e terrorismo, prossima udienza il 17 marzo. La Russia denuncia l’azione Usa all’Onu come “crimine cinico” e chiede il rilascio immediato.
Nicolas Maduro è comparso per la prima volta in tribunale a New York, con i piedi incatenati e indossando una camicia blu sopra la classica tuta arancione dei detenuti. Davanti al giudice Alvin Hellerstein, il presidente venezuelano ha confermato la propria identità in spagnolo: «Sono Maduro, presidente del Venezuela. Sono stato rapito nella mia casa a Caracas. Sono innocente e non sono colpevole delle accuse».
Accanto a lui, la moglie Cilia Flores ha ribadito: «Sono la First Lady del Venezuela. Sono completamente innocente e il mio lavoro è assicurare un processo giusto». Maduro ha aggiunto, mentre lasciava l’aula: «Sono un prigioniero di guerra».
La prossima udienza è fissata per il 17 marzo. L’ex leader venezuelano è assistito dall’avvocato Barry Pollack, mentre l’udienza è stata supportata da cuffiette per la traduzione simultanea, vista la sua mancata conoscenza dell’inglese.
All’Onu, la Russia ha denunciato l’azione militare statunitense come un “crimine cinico”, chiedendo il rilascio immediato di Maduro e della moglie e sottolineando che eventuali tensioni tra Washington e Caracas dovrebbero essere risolte tramite dialogo.
L’episodio segna una escalation senza precedenti nelle relazioni tra Venezuela e Stati Uniti, con riflessi immediati sul diritto internazionale e sulla politica regionale.












