Mamme sempre più tardi, il primo figlio arriva oltre i 32 anni. In Campania record di parti cesarei

Si diventa madri sempre più tardi.

Nel 2025 l’età media al momento del parto per le donne italiane è salita a 33,4 anni, mentre per il primo figlio si arriva in media a 32,5 anni.

Un dato che racconta il progressivo rinvio della maternità e fotografa un cambiamento ormai strutturale nella società italiana, segnato da difficoltà economiche, precarietà lavorativa e scelte familiari sempre più posticipate.

Per le cittadine straniere l’età media al parto è invece di 31,4 anni, mentre il primo figlio arriva mediamente a 29,4 anni.

Nascite ancora in calo

A delineare il quadro è il Rapporto sull’evento nascita del ministero della Salute, basato sui Certificati di assistenza al parto relativi al 2025.

Le nascite registrate sono state 353.240, in netto calo rispetto alle 370.577 del 2024. Continua a diminuire anche il numero medio di figli per donna, sceso a 1,14 contro l’1,35 del 2015. Sempre più italiane rinunciano quindi al secondo o al terzo figlio.

Campania maglia nera per i cesarei

Nel quadro nazionale spicca il dato negativo della Campania, che si conferma la regione con il più alto ricorso al parto cesareo.

Nel 2025 la procedura ha riguardato il 43,7% delle nascite, contro una media italiana del 29,8%. In pratica, in Campania quasi un bambino su due nasce attraverso un intervento chirurgico.

Il divario con il resto d’Italia

Alle spalle della Campania si collocano Sicilia e Sardegna, entrambe con il 39% di cesarei, seguite dal Lazio con il 37% e dalla Calabria con il 34,8%.

Il confronto con le regioni più virtuose evidenzia un divario molto ampio. In Toscana, ad esempio, il ricorso al cesareo si ferma al 16%.

Il ministero continua a parlare di un utilizzo eccessivo della procedura e di forti differenze tra territori.

Nelle cliniche private si arriva al 45%

A livello nazionale, i cesarei rappresentano il 28% dei parti negli ospedali pubblici, ma la percentuale sale al 45% nelle case di cura accreditate. Un dato che conferma una maggiore propensione all’intervento nelle strutture private, nonostante negli ultimi anni sia stata registrata una graduale riduzione complessiva.

Una nascita su dieci in ospedali troppo piccoli

Resta aperto anche il problema dei punti nascita con un numero ridotto di parti. Il 10% delle nascite avviene ancora in strutture che registrano meno di 500 parti all’anno, considerate meno adeguate a garantire gli standard di sicurezza.

Il 58,8% dei parti si concentra invece in 117 centri con almeno mille nascite annue, mentre il 91,3% delle donne sceglie ospedali pubblici o equiparati.