Monaldi, lo sfogo del cardiochirurgo: “Ho salvato 3000 bimbi, anche io sono vittima”

Il primario indagato per la morte del piccolo Domenico si difende in tv, rivendicando la sua carriera e negando errori. Intanto a Napoli proseguono l’incidente probatorio e l’autopsia, in programma domani, per fare luce sul drammatico caso che ha scosso la città.

Il caso del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo che è deceduto a seguito di un trapianto cardiaco all’ospedale Monaldi di Napoli, continua a tenere alta l’attenzione pubblica e giudiziaria. Nel quadro delle indagini della Procura di Napoli su un possibile omicidio colposo, uno dei medici coinvolti — il cardiochirurgo Guido Oppido — è tornato a parlare pubblicamente con un intervento rilanciato anche dai media.

Intervistato nel corso della trasmissione televisiva Lo Stato delle Cose su Rai 3, Oppido ha difeso il proprio operato respingendo le accuse: “Io so solamente che le cose le ho fatte bene… quindi io sono la vittima”. Il cardiochirurgo ha sottolineato il profilo della propria carriera professionale, ricordando di aver operato circa tremila bambini in Campania nel corso di oltre un decennio di attività chirurgica nel reparto pediatrico del Monaldi.

La sua posizione è al centro di un’inchiesta per fare piena luce sugli aspetti clinici e procedurali dell’intervento eseguito il 23 dicembre scorso, che è stato seguito dalla morte del piccolo Domenico alcune settimane dopo. Oggi a Napoli è in programma l’incidente probatorio, una fase istruttoria chiave in cui i periti nominati dai giudici dovranno ricostruire tecnicamente quanto avvenuto, seguita dall’autopsia sul corpo del bambino.

Gli avvocati della famiglia del piccolo, assistiti dal legale Francesco Petruzzi, hanno ottenuto anche la ricusazione di uno dei periti originariamente incaricati dalla Procura, sollevando dubbi sulla imparzialità tecnica e chiedendo approfondimenti ulteriori su aspetti operativi dell’intervento, come l’eventuale lesione al ventricolo sinistro e le tempistiche del clampaggio aortico.

La difesa di Oppido insiste sul fatto che si discuterà ogni aspetto davanti ai giudici, ma la sua reazione pubblica — in cui parla di sé come di una “vittima” e rivendica il proprio impegno professionale — ha suscitato reazioni contrastanti nella comunità e tra gli osservatori della vicenda.

Il dramma del piccolo Domenico ha acceso un dibattito più ampio sulla gestione dei trapianti pediatrici nel nostro Paese e sulla necessità di procedure rigorose, tanto che dagli stessi audit interni dell’ospedale Monaldi emergono criticità nella standardizzazione e monitoraggio delle fasi critiche dell’espianto e dell’impianto degli organi.

Dopo l’autopsia, che si svolgerà domani, sarà possibile anche fissare con precisione la data dei funerali del bambino, previsti nella Cattedrale di Nola; un momento atteso per dare sepoltura alla piccola vita spezzata e per le famiglie un ulteriore momento di confronto con la verità giudiziaria.