La morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto durante un intervento di polizia nel quartiere Pilastro di Bologna, continua ad alimentare il dibattito pubblico. Mentre la Procura prosegue gli accertamenti per chiarire dinamica e responsabilità, arrivano nuove prese di posizione sul caso e cresce la tensione anche sul fronte politico.
A esprimere il proprio cordoglio è il Gruppo di lavoro di Etnopsicologia dell’Ordine degli Psicologi della Campania, composto da Adelina Galdo, Giulio Escalona, Francesco De Riso e Rocco Agostino. “Al di là dell’iter giudiziario, che ci auguriamo possa contribuire a fare piena luce sui fatti e sulle responsabilità, la vicenda della morte di Abderrahim Fakir ci lascia un profondo senso di angoscia e dolore”, si legge nella nota diffusa dal gruppo.
Gli psicologi ribadiscono la necessità di mantenere un dialogo aperto e costruttivo anche con le forze dell’ordine, nella convinzione che il rispetto della persona e la cultura dell’accoglienza rappresentino elementi fondamentali nella gestione delle situazioni di maggiore fragilità.
Secondo il Gruppo di lavoro, quella di Fakir è una vicenda che richiama la condizione di tante persone segnate da povertà, isolamento, discriminazione e difficoltà nell’accedere ai servizi.
“Una vulnerabilità alla quale troppo spesso non riusciamo, o non sappiamo, dare risposte adeguate”, scrivono gli esperti, sottolineando come il disagio possa aggravarsi quando una persona non riesce nemmeno a esprimere il proprio mondo interiore nella propria lingua madre. Il riferimento è anche alle parole di Yossra Fakir, nipote del 42enne, che ha invitato a interrogarsi sulle ragioni profonde di quanto accaduto.
La riflessione sul significato della cura
Nella nota, gli psicologi invitano a guardare oltre il singolo episodio, richiamando l’attenzione sulle dinamiche che attraversano i servizi di salute mentale e le istituzioni chiamate a prendersi cura delle persone. Il peso delle responsabilità, il timore dell’errore, il rapporto con le forze dell’ordine e le pressioni esercitate dai contesti familiari e sociali sono, secondo il gruppo, aspetti che meritano di essere analizzati.
“Sono dinamiche che non spiegano né giustificano quanto accaduto, ma che chiedono di essere riconosciute e pensate, perché è anche dentro questi nodi che può smarrirsi il significato della cura”, evidenziano.
Nuove immagini e le contestazioni della famiglia
Intanto sul caso emergono nuovi elementi. Un video diffuso nelle ultime ore mostra il corpo senza vita di Fakir, ancora con le caviglie legate, disteso supino e con una vistosa chiazza di sangue sotto la testa e sul volto.
Sulle immagini è intervenuto anche Fabio Anselmo, legale della famiglia, che contesta le prime indiscrezioni emerse dagli accertamenti tossicologici. L’avvocato sostiene che gli esami finora eseguiti abbiano carattere preliminare e ribadisce che sarà necessario attendere gli approfondimenti medico-legali prima di trarre conclusioni sulle cause del decesso.
Minacce al sindaco Lepore
Il clima attorno alla vicenda resta particolarmente teso. Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha presentato una denuncia-querela dopo aver ricevuto numerose minacce sui social e attraverso messaggi privati nei giorni successivi agli scontri scoppiati durante le manifestazioni per Fakir. Tra i messaggi, anche pesanti minacce di morte, alcune accompagnate da riferimenti personali che hanno spinto il primo cittadino a rivolgersi alla Questura.











