Morti sul lavoro: Napoli prima in Italia

Undici ore sotto le macerie della Torre dei Conti, a Roma. Poi il miracolo: Octay Stroici, operaio rumeno di 66 anni, viene estratto vivo dai vigili del fuoco. Ma la speranza dura poco. A mezzanotte e venti, al pronto soccorso del Policlinico Umberto I, il suo cuore smette di battere. Lo stesso giorno, a centinaia di chilometri di distanza, un’altra croce si aggiunge alla lista delle “morti bianche”: Marco Iazzetta, 63 anni, spirato all’ospedale “Villa dei Fiori” di Acerra dopo quasi due mesi di agonia. Il 10 settembre era precipitato dal quarto al terzo piano di una palazzina in costruzione a Scampia. Un incidente come tanti, ormai quasi invisibile, ma che racconta la stessa storia di sempre: quella di chi muore lavorando.

I numeri sono impietosi. Secondo i dati Inail e Centro Studi Vega, Napoli e provincia sono oggi al primo posto in Italia per decessi sul lavoro: 30 vittime dall’inizio dell’anno, nove solo negli ultimi due mesi. Un primato amaro che supera anche Milano, ferma a 16 casi al 31 agosto.In Campania il bilancio è ancora più pesante: 64 morti nei primi dieci mesi del 2025, quattro in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Dietro solo alla Lombardia, ma davanti a regioni a forte vocazione industriale come il Veneto.
Dietro le cifre, una realtà che va oltre la cronaca: un sistema economico fondato su subappalti a cascata, contratti precari, lavoro nero. Dove la sicurezza è spesso la prima voce di costo da tagliare.

Il recente decreto-legge che introduce il “badge di cantiere” obbligatorio anche per i subappalti è stato accolto con freddezza dai sindacati. «È una misura che può risultare utile — spiega la Cgil Napoli e Campania — ma non incide sul modello d’impresa che produce stragi continue. Finché non verrà riconosciuta una vera certificazione delle imprese e il rispetto dei contratti, resterà un palliativo». Ancora più netto il giudizio della Uil. «I controlli da soli non bastano — avverte Giovanni Sgambati, segretario regionale — Chiediamo il reato di omicidio colposo sul lavoro e una procura speciale dedicata. Solo così si può spezzare la catena dell’indifferenza che mette il profitto davanti alla vita».