Ventisette minori arrestati o denunciati per omicidio in appena sei mesi. Un numero che sfiora già il totale dell’intero anno precedente e che accende un nuovo allarme sulla violenza giovanile a Napoli.
Il dato emerge dal rapporto “Dis(armati). Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, realizzato dal polo ricerca di Save the Children e diffuso oggi. Nel primo semestre del 2025 i minorenni coinvolti in omicidi nel capoluogo campano sono stati 27, praticamente gli stessi registrati in tutto il 2024 (28 casi). Un balzo impressionante se si guarda ancora più indietro: nel 2019 i casi erano stati appena 13.
Il quadro che emerge dallo studio è quello di una soglia della violenza sempre più alta, con adolescenti protagonisti – da soli o in gruppo – di episodi sempre più gravi. Un fenomeno che, secondo gli esperti, non riguarda solo la criminalità organizzata ma anche dinamiche di conflitto tra giovanissimi che degenerano con maggiore frequenza.
I giovani e le armi
Un altro dato che preoccupa è quello legato alla diffusione delle armi tra i minori. A Napoli, nei primi sei mesi del 2025, 73 adolescenti sono stati arrestati o denunciati per porto abusivo di armi o oggetti atti a offendere. Il trend è in crescita costante: nel 2014 i casi erano 65, mentre nel 2024 erano saliti a 152, più del doppio.
La violenza si manifesta anche attraverso altri reati. Nel primo semestre del 2025 a Napoli 73 minori sono stati accusati di lesioni personali, mentre 18 sono stati coinvolti in risse. Numeri che, se proiettati su base annuale, rischiano di confermare o addirittura superare i livelli già elevati registrati nel 2024.
I minori e le mafie
Secondo Save the Children, l’aumento degli episodi più gravi riguarda anche alcuni quartieri storicamente fragili della città, come la Sanità e i Quartieri Spagnoli, dove le organizzazioni criminali continuano a esercitare una forte pressione sul territorio.
«Ragazzini di 14 o 15 anni vengono arruolati dalle organizzazioni criminali perché costano meno, espongono meno gli adulti e garantiscono una presenza costante sul territorio», spiegano gli autori del rapporto.
Per Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children, il fenomeno non può essere affrontato solo con strumenti repressivi. «La violenza giovanile – sottolinea – nasce spesso da vuoti educativi, solitudine, mancanza di spazi e di opportunità di crescita. Un approccio che punta quasi esclusivamente su punizione e controllo rischia di non essere efficace».
Il rapporto invita quindi a rafforzare scuole, presidi educativi e spazi di ascolto, soprattutto nelle periferie urbane. Perché dietro l’escalation di violenza che attraversa Napoli c’è una generazione che, pur apparendo sempre più armata, resta profondamente esposta a fragilità sociali e relazionali.











