Lo stop di Vergara è solo l’ultimo capitolo di un’annata segnata dagli infortuni. Da Lukaku a De Bruyne, passando per Anguissa e Gilmour: Conte ha dovuto convivere con un’emergenza continua.
Una stagione giocata a metà
C’è una classifica che non si legge sui tabelloni degli stadi ma che racconta molto di questa stagione del Napoli. Non parla di gol segnati o di punti conquistati, ma di assenze.
Con l’infortunio di Antonio Vergara, l’ennesimo della stagione, il conto degli stop fisici nella rosa azzurra raggiunge una cifra che pesa come un macigno: 225 partite complessive saltate per infortunio.
Un dato che restituisce la fotografia di un’annata complicata, segnata da continui problemi fisici che hanno costretto Antonio Conte a ridisegnare la squadra quasi ogni settimana.
I pilastri che sono mancati
Le assenze più pesanti hanno riguardato proprio alcuni dei giocatori chiave del progetto tecnico.
Romelu Lukaku, fermato a lungo dopo l’infortunio iniziale, è il calciatore che ha saltato più partite: 31 gare, tre delle quali passate comunque in panchina senza poter essere utilizzato.
Subito dietro c’è Kevin De Bruyne, fermo per 28 partite, un’assenza che ha privato il Napoli di qualità e leadership nella zona centrale del campo.
Il centrocampo è stato il reparto più colpito. Frank Anguissa ha saltato 24 partite, mentre Billy Gilmour è rimasto fuori per 23.
Quattro giocatori, da soli, hanno accumulato oltre cento gare di assenza.
Una catena di stop
Il problema non si è fermato ai titolari. Anche altri uomini importanti della rosa hanno dovuto fare i conti con lunghi periodi lontano dal campo.
Alex Meret ha saltato 19 partite, Amir Rrahmani 17, mentre David Neres è rimasto fuori per 14 gare.
A questi si aggiungono gli stop più brevi ma comunque pesanti per l’equilibrio della squadra:
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Stanislav Lobotka: 7 partite
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Miguel Gutierrez: 7
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Scott McTominay: 6
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Leonardo Spinazzola: 6
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Giovanni Di Lorenzo: 6
Una serie di assenze distribuite in ogni reparto che ha reso difficile trovare continuità di formazione.
Il prezzo pagato in campionato
Il Napoli ha provato a restare competitivo nonostante tutto, ma i numeri spiegano anche perché la corsa al vertice si sia complicata.
Con dieci giornate ancora da giocare, il distacco dall’Inter è arrivato a 11 punti.
Gli infortuni non sono un alibi assoluto – nel calcio raramente esiste una sola spiegazione – ma rappresentano un fattore che ha inciso in modo evidente sull’andamento della stagione.
Il caso Vergara
L’infortunio di Antonio Vergara, arrivato proprio nel momento in cui il trequartista stava trovando continuità e fiducia, si inserisce in questo quadro già complesso.
Il suo stop è relativamente breve rispetto ad altri, due partite saltate finora, ma assume un valore simbolico: è l’ennesimo segnale di una stagione in cui il Napoli ha dovuto convivere con un’infermeria spesso piena.
L’altra battaglia di Conte
Allenare una squadra in emergenza significa molto più che cambiare qualche interprete.
Vuol dire adattare moduli, gestire carichi di lavoro, chiedere straordinari a chi resta disponibile. Conte lo ha fatto per mesi, trovando comunque una certa solidità di rendimento.
Ora, con alcuni rientri importanti all’orizzonte, il Napoli prova a chiudere la stagione con un’altra prospettiva.
Perché se è vero che il campionato si gioca in campo, questa stagione per gli azzurri si è giocata spesso anche in infermeria.












