Bambina senza legame biologico con i genitori, l’ASL: “Nessuno scambio di embrioni”

Volevano un secondo figlio e si erano affidati alla fecondazione assistita.

 

“Nessuno scambio di embrioni”. L’ASL Napoli 1 Centro interviene sul caso della bambina nata dopo un percorso di procreazione medicalmente assistita all’ospedale San Paolo e risultata, secondo quanto denunciato dai genitori, priva di legami biologici con la coppia.

L’azienda sanitaria respinge dunque la ricostruzione circolata nelle ultime ore, ma conferma di aver trattato quanto accaduto come un evento avverso, avviando verifiche interne, sospendendo tutte le attività del centro e informando le autorità competenti.

La denuncia dei genitori

La vicenda riguarda una coppia, lui 41 anni e lei 36, che si era rivolta al centro di procreazione medicalmente assistita del San Paolo per avere un secondo figlio.

La bambina è nata il 3 giugno 2025. I primi dubbi sarebbero emersi dopo la comunicazione del gruppo sanguigno della piccola, non corrispondente a quello dei genitori. Il successivo test del Dna avrebbe escluso il legame biologico con entrambi.

Nel luglio dello scorso anno la coppia ha presentato una denuncia alla Procura di Napoli. Il fascicolo, ancora aperto, ipotizza il reato di lesioni colpose. I genitori temono che uno o più dei loro embrioni possano essere stati impiantati a un’altra donna.

L’ASL esclude lo scambio

Nel comunicato diffuso il 13 agosto, l’ASL precisa che “non vi è stato scambio di embrioni”. L’azienda non indica però, nella nota, quale sia stata la causa dell’assenza di compatibilità biologica denunciata dalla famiglia.

La ricostruzione definitiva resta quindi affidata agli accertamenti della magistratura. L’ASL ribadisce la propria disponibilità a collaborare con gli inquirenti e afferma di aver fornito tutti gli elementi e le informazioni richieste.

Centro sospeso e caso segnalato al Ministero

Dopo la segnalazione del direttore dell’Unità di Ostetricia e Ginecologia, dalla quale dipende il centro di fecondazione assistita, la direzione aziendale ha avviato un audit clinico e istituito un gruppo ispettivo multidisciplinare.

L’evento è stato segnalato al referente regionale per la procreazione medicalmente assistita e ai centri regionali e nazionali competenti, facendo partire anche la comunicazione al Ministero.

L’ASL ha inoltre sospeso tutte le attività del centro e presentato una segnalazione alla Procura attraverso i carabinieri del Nas, dichiarandosi parte lesa.

Struttura riorganizzata dopo le criticità

Nei mesi successivi, l’azienda ha informato le coppie interessate della sospensione e ha avviato una riorganizzazione delle procedure, dal censimento alla gestione dei campioni.

È stato anche costituito un comitato tecnico multidisciplinare composto da esperti esterni, chiamato a supportare gli interventi e a facilitare i rapporti con i pazienti.

Il centro è stato ristrutturato sotto il profilo organizzativo, tecnologico e strutturale. Sono state acquistate nuove attrezzature per la criobanca e per i laboratori di seminologia ed embriologia, individuati nuovi referenti clinici e biologici e programmati percorsi di formazione.

Ripresa parziale delle attività

Dalla prima settimana di agosto sono riprese le attività ambulatoriali, con il richiamo delle coppie in attesa o da inserire nei programmi di trattamento.

Per la riapertura completa del centro mancano ancora le ultime certificazioni, successive alle visite di controllo già effettuate.

Resta intanto aperta l’indagine della Procura. Saranno gli accertamenti a dover stabilire che cosa sia realmente accaduto durante il percorso di fecondazione assistita.