Next Gen Tennis, derby del cuore: De Giorgio cala il poker, Caparco battuto con onore

di Silver Mele

Tra i palazzi di Pianura, il Next Gen Tennis accende un’arena di emozioni: tecnica, memoria e legami veri in un torneo che è molto più di sport

Non è il silenzio dei grandi stadi a raccontare il tennis più autentico.
È il rumore della vita, quello che rimbalza tra i palazzi, si infila nei corridoi stretti di un campo in terra battuta e si mescola alle voci di chi guarda, incita, vive ogni punto come fosse l’ultimo.

Al Next Gen Tennis Pianura il tennis ha un suono diverso. Più ruvido, più vero. Qui lo spazio è poco, il tempo ancora meno. E proprio per questo ogni colpo pesa di più, ogni scelta racconta qualcosa.

È una storia che viene da lontano. Dai giorni del maestro Sanges fino all’impronta lasciata da Massimo Boscatto, che ha trasformato questo angolo di città in un presidio di sport e identità. Fu lui a immaginare il Memorial, dedicato alla sua famiglia, come un filo capace di unire passato e presente.

Oggi quel filo è tenuto saldo da tre amici, prima ancora che dirigenti: Pasquale De Giorgio, Giuseppe Caparco e Mariano Esposito. Hanno rimesso in piedi il club, gli hanno dato struttura, visione, ma soprattutto anima.


La finale: una partita che vale più di un titolo

L’edizione 2026, 127 iscritti e un montepremi da 2000 euro, si chiude con la finale più attesa.
Ancora loro. Ancora amici, ancora rivali: Pasquale De Giorgio contro Giuseppe Caparco, entrambi colonne del Tennis Club Vomero in Serie A2, entrambi allenati per reggere fisicamente agli assalti di avversari temibili da Alessio Sessa.

A dirigere l’incontro, con autorevolezza e precisione impeccabile, Luca Luise: una finale senza sbavature anche nella gestione, segno di un’organizzazione ormai matura.

In campo, il copione sembra subito chiaro. De Giorgio impone ritmo e potenza, il suo tennis aggressivo trova terreno fertile. Il primo set scivola via 6-1, nel secondo arriva il break del 3-1 che sembra chiudere ogni discorso.

Ma Caparco non esce mai davvero dalla partita. Cambia ritmo, allunga gli scambi, costringe l’amico a giocare un colpo in più, ancora e ancora. È resistenza pura, è carattere.

I match point diventano un racconto nel racconto: sei occasioni annullate, sei respiri trattenuti, sei volte in cui la partita sembra finita e invece riparte.

Poi, alla fine, De Giorgio trova lo spiraglio. 6-4.
È il quarto titolo casalingo, ma soprattutto è un’altra pagina di una rivalità che non consuma, ma rafforza.


Il torneo: livello alto e storie che restano

Alle spalle della finale, un percorso ricco di qualità.
In semifinale si fermano Antonio Ruocco (2.3, testa di serie n.3), battuto da Caparco 7-5 7-6, e Massimo Del Carmine (2.3, n.4), superato da De Giorgio con un solido 6-3 6-3.

Nei quarti si mettono in evidenza Benito Massacri, Carlo Cataldi, Ciro Peluso e Ivan La Cava, in un tabellone che conferma profondità e competitività.

Nel torneo di Terza categoria, successo di Michele Riccio (3.1), che supera in finale Davide Lanari (3.2) 6-4 6-2. Semifinali per Matrone e Angelino.

E poi la storia che scalda il cuore: quella di Mattia Barretta (4.1), che torna a vincere dopo 35 anni, mantenendo una promessa nata proprio su questi campi. In finale batte Alessio Varriale (4.1) 6-4 6-1. Il tempo che passa, ma non cancella.


Più di un torneo

Dietro tutto questo c’è una squadra che lavora senza sosta: Alessandro Sbordone, tra i giudici arbitri più stimati, e Angelo Caparco, presenza instancabile e anima operativa.

Ma soprattutto c’è un’idea.
Che il tennis possa essere radice, comunità, futuro.

A Pianura non si gioca solo per vincere.
Si gioca per appartenere.

E in quel campo stretto, tra cemento e cielo, ogni rimbalzo continua a dire la stessa cosa: certe storie non hanno bisogno di grandi palcoscenici per diventare grandi.