Non vedenti e ipovedenti, la sfida quotidiana tra barriere e autonomia

A Napoli il mondo si ascolta, si annusa, si tocca. Per chi non vede o vede poco, la città non è fatta di cartoline ma di suoni: passi frettolosi sui marciapiedi sconnessi, motorini che sfrecciano improvvisi, autobus che frenano all’ultimo momento. È una città viva, ma non sempre facile da attraversare.

Le barriere architettoniche restano uno degli ostacoli più concreti per le persone cieche e ipovedenti in Campania. Marciapiedi stretti o occupati da auto e scooter, attraversamenti poco segnalati, percorsi tattili interrotti o assenti: piccoli dettagli per chi vede, ma veri e propri muri invisibili per chi si orienta con il bastone bianco o con il cane guida. A questo si aggiungono segnalazioni acustiche ancora insufficienti ai semafori e fermate dei mezzi pubblici spesso difficili da individuare in autonomia.

Eppure, negli ultimi anni qualcosa sta cambiando. Il dialogo con le istituzioni locali – dai Comuni alla Regione Campania – è diventato più concreto. Tavoli tecnici, progetti di accessibilità urbana e interventi su trasporti e spazi pubblici sono sempre più frequenti. Il percorso è lungo, ma il confronto tra associazioni, amministratori e cittadini ha iniziato a produrre risultati.

Un segnale incoraggiante arriva anche dal mondo della cultura. Sempre più musei campani stanno aprendo le porte all’accessibilità: percorsi tattili, descrizioni audio, visite guidate dedicate e laboratori sensoriali permettono alle persone con disabilità visiva di vivere l’arte in modo pieno e coinvolgente. Non si tratta solo di abbattere barriere fisiche, ma di ripensare l’esperienza culturale affinché possa essere condivisa da tutti.

In questo cammino le associazioni che rappresentano i ciechi e gli ipovedenti svolgono un ruolo fondamentale. Da anni accompagnano le persone non vedenti nella conquista dell’autonomia, offrendo supporto, formazione e orientamento, ma anche facendo da ponte tra i cittadini e le istituzioni. Sono loro, spesso, a segnalare criticità, proporre soluzioni e promuovere una cultura dell’inclusione.

Perché l’accessibilità non riguarda soltanto una minoranza: una città più accessibile è una città migliore per tutti.

Di Alessandra Martino.