Giustizia e informazione, Napoli prova a dettare una linea comune. Domani la firma del protocollo, mentre resta aperto il fronte sollevato da Gratteri sulle nuove regole del Csm.
L’appuntamento è fissato per domani alle 12, nella Sala Riunioni della Procura Generale di Napoli. Sul tavolo c’è il Protocollo operativo distrettuale sulla comunicazione istituzionale, destinato a uniformare l’interpretazione e l’applicazione delle nuove linee guida approvate dal Consiglio Superiore della Magistratura.
L’intesa
A sottoscriverlo saranno il procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro, i procuratori della Repubblica di Napoli, Napoli Nord, Nola, Torre Annunziata, Santa Maria Capua Vetere, Avellino e Benevento, oltre alla procuratrice della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli. Il documento punta a fissare una cornice comune per tutti gli uffici requirenti del Distretto, dopo la delibera del Csm del 10 giugno 2026 che ha aggiornato le regole sulla comunicazione istituzionale degli uffici giudiziari.
La procura guidata da Gratteri
La Procura di Napoli si era già adeguata all’inizio di luglio, con la pubblicazione sul proprio sito di un ordine di servizio firmato dal procuratore Nicola Gratteri. Diciassette pagine dedicate all’organizzazione dell’ufficio e alle modalità con cui recepire le nuove disposizioni del Csm. Ma proprio Gratteri, pochi giorni dopo, aveva aperto il fronte delle critiche.
Il 7 luglio, a margine di una conferenza stampa su un’operazione antimafia della Dia e della Dda, il procuratore di Napoli aveva denunciato il rischio di una comunicazione troppo compressa dalle nuove regole: “L’informazione è un servizio, e la gente ha il diritto di sapere se quella persona che incontra al bar o quella con la quale è andata a cena è coinvolta in una indagine. Da un pò c’è una visione restrittiva dell’informazione. Avrei dovuto dire qualcosa in più rispetto ai fatti, qual è il livello (dell’inchiesta, ndr), come si è giunti agli arresti di stanotte, ma come avete visto il direttore della Dia ha avuto difficoltà, per la paura, per il terrore di violare le disposizioni del Csm”.
Il protocollo di domani
La firma di domani arriva dunque in un passaggio delicato: da una parte l’esigenza di evitare fughe in avanti e comunicazioni disordinate, dall’altra il rischio, denunciato da Gratteri, che il timore di infrangere le regole finisca per restringere eccessivamente il diritto dei cittadini a essere informati. E questa potrebbe essere la lettura politica di una circolare del genere: ridurre gli spazi informativi per ciò che riguarda il diritto di cronaca











