Ogni punto come fosse l’ultimo: Vincenzo Nasciano, storia di tennis e grande cuore

di Silver Mele

Classe 2004, cresciuto tra sacrifici, chilometri e silenzi. Il 2025 è l’anno della consacrazione per il talento di Alife: dalla seconda categoria all’esordio ITF, passando per un infortunio che poteva spezzare tutto. Ma non la sua volontà.


Non tutte le storie di tennis iniziano sotto i riflettori. Alcune nascono lontano, ai margini delle mappe sportive, dove il talento non basta e serve qualcosa in più: resilienza, famiglia, tempo.
La storia di Vincenzo Nasciano, classe 2004, viene da Alife, ai piedi del massiccio del Matese. Un luogo che non regala scorciatoie, ma forgia caratteri. E infatti Vincenzo quella fierezza se l’è portata tutta dietro, campo dopo campo.

Il 2025 è stato l’anno della svolta. Quello in cui i sogni hanno smesso di restare solo promesse. Prima la prima vittoria nel circuito Open, poi una serie di successi pesanti, contro avversari forti, strutturati, navigati. Vittorie che non fanno rumore, ma spostano le classifiche. E così è arrivato il ranking 2.5, seconda categoria di vertice: un traguardo che lui, il suo staff e la sua famiglia non hanno mai smesso di considerare possibile, anche quando sembrava lontanissimo.

Tutto è passato dai campi del Circolo Tennis Ercole di Caserta, casa sportiva e umana di Vincenzo. Lì dove il progetto è stato costruito giorno dopo giorno, sotto la guida attenta e coerente del maestro FITP Pietro Martellotta, senza strappi, senza mode, senza fughe in avanti. Solo continuità. Solo lavoro.

E poi c’è Giuseppe, il papà. Presenza costante, silenziosa, fondamentale. Chilometri macinati senza clamore, tornei raggiunti all’alba, rientri notturni, sacrifici che non finiscono mai nelle statistiche. Ma che fanno la differenza.

Il tennis, però, sa essere crudele. Nel marzo 2023, quando la carriera sembrava pronta a decollare, arriva l’incubo: intervento chirurgico delicatissimo a Villa Stuart, ricostruzione dei nervi ileoinguinali bilaterali. Rischio concreto di non poter più competere ad alti livelli. Uno stop che avrebbe piegato molti.

Non Vincenzo.

Durante la riabilitazione non si è fermato. È diventato istruttore FITP di primo grado, è entrato nello staff tecnico di Martellotta, ha scelto di restituire al tennis ciò che il tennis gli aveva insegnato. Nel frattempo ha ricostruito il corpo, lavorando in palestra con Vittorio Jahyn Parrinello, ex olimpionico di pugilato, riferimento assoluto per chi conosce la sua storia. Un lavoro quasi da pugile: forza, resistenza, testa.

«Sentivo di dover dare ancora qualcosa al mio tennis», dirà poi.
Non una frase fatta. Una necessità.

Il 2025 gli ha dato ragione. Vincenzo ha messo piede anche nel circuito internazionale, centrando la prima vittoria ITF: qualificazioni del W15 di Monastir, doppio 6-1 al tunisino M’Rad. Un risultato che pesa più di quanto dica il tabellone: perché sancisce l’ingresso ufficiale tra quelli che ci provano davvero.

La settimana successiva arriva la conferma, all’Open da 6000 euro di Martina Franca. Quarti di finale raggiunti, vittoria contro Pizzolante (2.5, fresco vincitore di un ITF J60), e poi l’incrocio con un predestinato: Pierluigi Basile, top 600 ATP. Finisce 6-3 6-2 per Basile, ma Nasciano non sfigura, resta dentro la partita, regge il livello, dimostra di meritare quel palcoscenico. Tanto che, per assistere a quell’incontro, il pubblico ha dovuto pagare il biglietto. Quaranta euro. Un dettaglio simbolico, ma potente.

Perché da lì in poi non sei più solo uno che gioca. Sei uno che interessa.

Attorno a lui una squadra vera: oltre a Martellotta e Parrinello, lo staff del TC Ercole, e il sostegno degli sponsor Comind, EdilFlagiello, StringLab, GripZone, Fivers, che credono nei percorsi lunghi, non solo nei risultati immediati.

La storia di Vincenzo Nasciano non è quella di un fenomeno precoce. È qualcosa di forse più raro: la storia di chi resiste, di chi cade, si ferma, si riforma e riparte. Di chi sgomita per avere un’occasione, e quando arriva se la tiene stretta.

Il tennis ha bisogno anche di queste storie.
Forse soprattutto di queste.

E Vincenzo, dal Matese in avanti, non ha ancora finito di scriverla.