Omicidio Carbonaro: la procura chiede il divieto di avvicinamento dei genitori alla famiglia dell’imputato

di Oscar De Simone 

Così lo Stato uccide Martina una seconda volta: il dolore di due genitori non può essere trasformato in un reato”. Queste le parole dell’avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa ad Afragola nel Maggio 2025 dall’ex fidanzato Alessio Tucci. Il commento, è relativo alla richiesta della procura di Napoli Nord di applicare il divieto di avvicinamento ai genitori del ragazzo, rivolto ad Enza Cossentino e Marcello Carbonaro (genitori di Martina). La richiesta, precisiamolo, nasce dalle denunce presentate dai genitori dell’imputato in seguito alle frizioni registrate in aula durante la prima udienza del processo che vede Tucci sul banco degli imputati per l’omicidio della ex fidanzata. Delitto che venne messo in opera con una pietra scagliata contro il cranio di Martina, lasciata poi agonizzante nei pressi del campo sportivo di Afragola. “Nessuno intende giustificare frasi pronunciate in un momento di disperazione afferma il legale, ma il diritto penale impone di valutare il contesto prima ancora delle parole. Qui non ci troviamo davanti a criminali che perseguono un disegno persecutorio. Ci troviamo davanti a due genitori ai quali è stata barbaramente uccisa una figlia e che da oltre un anno convivono con un dolore devastante, senza che lo Stato abbia mai offerto loro il minimo sostegno psicologico o umano previsto anche dalla normativa europea a tutela delle vittime. Trasformare quello strazio in una misura cautelare significa processare il dolore e uccidere Martina una seconda volta”. Lo stesso avvocato, inoltre, afferma di denunciare da mesi e anche in televisione, il totale isolamento nel quale sarebbero stati lasciati Marcello ed Enza. “Oggi rinnovo quell’appello, conclude Pisani, e chiedo al Ministro della Giustizia di intervenire immediatamente a sostegno di questi genitori e di verificare perché due vittime indirette di un omicidio siano state lasciate completamente sole e perché, anziché essere assistite psicologicamente, venga addirittura chiesta nei loro confronti una misura cautelare fondata su condotte che, alla luce della stessa giurisprudenza della Cassazione, meritano di essere lette nel loro reale contesto umano e psicologico”