Nessun passo indietro, nessuna nuova versione. Ridha Rahmouni, il 26enne tunisino accusato dell’omicidio aggravato e della distruzione di cadavere del giornalista sportivo Luigi “Luca” Esposito, ha confermato davanti al gip Giandomenico D’Agostino quanto già dichiarato ai magistrati dopo il fermo.
Un interrogatorio durato circa un’ora, al termine del quale il difensore Giovanni Mauri ha parlato di “nessun elemento di novità rispetto a quanto già emerso”. L’indagato ha risposto alle domande del giudice, ribadendo la confessione e il movente che, secondo la sua ricostruzione, avrebbe avuto una componente personale e religiosa. Ora si attende la decisione del gip sulla convalida del fermo. Mentre la posizione del 26enne resta ancorata a una confessione supportata, secondo l’accusa, da tabulati telefonici, celle telefoniche, immagini di videosorveglianza, un’impronta sull’auto della vittima e dal ritrovamento del cellulare e della carta di credito del giornalista nel casolare dove il giovane si nascondeva, l’inchiesta si concentra sul contesto nel quale sarebbe maturato il delitto.
La Procura sta infatti verificando le dichiarazioni rese da Rahmouni, secondo cui Esposito gli avrebbe rivolto insistenti richieste di rapporti sessuali a pagamento e avrebbe avuto contatti analoghi con altri giovani nordafricani. Un racconto ancora tutto da riscontrare, tanto che il verbale dell’interrogatorio è stato secretato per consentire ulteriori approfondimenti investigativi.
L’inchiesta
Gli inquirenti stanno cercando di individuare eventuali altri giovani che avrebbero avuto relazioni con il cinquantatreenne per capire se si sia trattato di episodi isolati o se dietro l’omicidio possa emergere un contesto più articolato di prostituzione che coinvolgerebbe immigrati in condizioni di estrema fragilità. A rafforzare questa pista ci sono anche alcuni elementi raccolti durante le indagini.
Sulla scena del delitto sarebbero stati rinvenuti preservativi e oli per massaggi, mentre una persona molto vicina alla vittima, ascoltata dai carabinieri, ha riferito di avere maturato nel tempo la convinzione che Esposito conducesse una vita privata diversa da quella raccontata pubblicamente. Il testimone ha parlato della “percezione” di un’omosessualità mai dichiarata e ha riferito di aver sempre dubitato dell’esistenza della moglie di cui il giornalista parlava, ritenendo che potesse rappresentare una copertura della sua sfera personale.
Dichiarazioni che gli inquirenti stanno valutando esclusivamente per ricostruire le relazioni della vittima e comprendere le ragioni dell’appuntamento della sera del 18 luglio.












