di Silver Mele
Sinner riparte dopo aver ritrovato equilibrio e condizione, ma il Roland Garros ha aperto scenari nuovi. Zverev ora sogna il numero uno del mondo, Djokovic resta un’incognita affascinante, l’Italia si presenta con più carte da giocare e Londra mette in palio un montepremi da record. I Championships arrivano nel momento più delicato e interessante dell’anno
Sinner riparte: il re è ancora lui?
La prima grande incognita di Wimbledon porta inevitabilmente il nome di Jannik Sinner.
Dopo settimane intense, il numero uno del mondo ha rallentato, si è fermato, ha recuperato energie fisiche e mentali e adesso si prepara a tornare sul palcoscenico che dodici mesi fa lo consacrò definitivamente nell’élite del tennis mondiale.
La vera sfida non sarà soltanto ritrovare il ritmo partita dopo l’assenza dai tornei di preparazione. Sarà verificare se il campione capace di dominare la primavera può ripresentarsi a Londra con la stessa superiorità mostrata fino a poche settimane fa.
L’impressione è che il periodo di stop abbia restituito a Sinner quella normalità che il calendario aveva inevitabilmente sottratto. E proprio questo potrebbe trasformarsi nel suo principale alleato.
Perché il miglior Sinner non nasce dalla frenesia, ma dall’equilibrio.
Zverev rompe il muro: ora punta davvero al trono
La vera novità del 2026 si chiama Alexander Zverev.
Per anni il tedesco è stato inseguito da una definizione scomoda: il più forte giocatore senza Slam. Il Roland Garros ha cancellato tutto in una sola domenica.
Ora il numero due del mondo guarda oltre.
L’obiettivo dichiarato è diventare numero uno e, per la prima volta, la sensazione è che non si tratti di una semplice ambizione. Vincere il primo Major cambia la percezione che un giocatore ha di sé stesso. Libera energie mentali, elimina fantasmi, modifica le prospettive.
La domanda che Wimbledon dovrà sciogliere è semplice: Zverev è diventato davvero il terzo incomodo capace di interrompere il lungo dominio condiviso da Sinner e Alcaraz?
Se la risposta sarà sì, il circuito potrebbe entrare in una fase completamente nuova.
Djokovic, l’eterna variabile impazzita
Ogni volta sembra l’inizio della fine.
Ogni volta Novak Djokovic trova il modo di restare dentro la storia.
L’erba è la superficie che più di tutte continua a proteggerlo dal trascorrere del tempo. Qui il gioco premia l’esperienza, la lettura delle situazioni, la capacità di gestire la pressione e le energie.
Per questo Wimbledon rappresenta probabilmente la sua ultima vera grande occasione per inseguire il venticinquesimo Slam, il traguardo che continua a rincorrere e che ormai ha assunto i contorni di una missione personale.
Escluderlo dai favoriti sarebbe un errore che il tennis ha già commesso troppe volte.
Italia, non c’è più solo Sinner
Se fino a qualche anno fa il tennis italiano arrivava agli Slam con una sola speranza, oggi la prospettiva è completamente diversa.
Berrettini torna sulla superficie che più esalta il suo tennis e che gli ha regalato le emozioni più grandi della carriera. Se il fisico risponderà presente, il romano può diventare uno degli uomini più pericolosi del tabellone.
Cobolli arriva invece da settimane che gli hanno cambiato la carriera. La finale di Parigi gli ha consegnato una nuova dimensione internazionale e l’erba potrebbe esaltare ulteriormente la fiducia accumulata.
Poi c’è Arnaldi, sempre più maturo e vicino alla definitiva consacrazione.
L’Italia si presenta a Wimbledon con profondità, qualità e ambizioni che pochi Paesi possono vantare.
L’ora degli outsider
L’erba è la superficie delle sorprese.
Lo è sempre stata.
Basta un servizio devastante, una settimana di fiducia e una serie di condizioni favorevoli per ribaltare gerarchie apparentemente consolidate.
Bublik rappresenta perfettamente questa categoria di giocatori imprevedibili e pericolosi. Ma non è l’unico. Shelton, Fritz, Shapovalov, Mpetshi Perricard, Popyrin e altri specialisti dei prati potrebbero trasformare il torneo in un territorio molto meno prevedibile del previsto.
Il Roland Garros ha insegnato che nessun copione è più garantito.
Wimbledon potrebbe confermarlo.
Il torneo più ricco di sempre
C’è infine una partita che si giocherà lontano dal campo.
Wimbledon distribuirà circa 75 milioni di euro di montepremi, con un aumento del 20% rispetto alla passata stagione. Una cifra mai raggiunta prima nella storia del torneo.
Il vincitore porterà a casa oltre quattro milioni di euro.
Numeri enormi che però non chiudono il dibattito aperto dai giocatori, convinti che la quota dei ricavi destinata agli atleti resti ancora troppo distante dagli standard richiesti.
Il tema economico continua dunque a restare sul tavolo e potrebbe accompagnare tutta la seconda metà della stagione.
Londra può ridisegnare il 2026
Non capita spesso che Wimbledon arrivi con così tante domande ancora aperte.
Sinner deve dimostrare di essere ancora il punto di riferimento del circuito. Zverev vuole trasformare uno Slam in una nuova gerarchia. Djokovic insegue l’ennesimo capitolo di una carriera irripetibile. Gli italiani cercano conferme e nuove imprese.
E sullo sfondo c’è un dato che racconta tutto: per la prima volta dopo molto tempo il vincitore dei Championships potrebbe non limitarsi ad alzare un trofeo.
Potrebbe cambiare gli equilibri dell’intero tennis mondiale.












